Suspiria di Luca Guadagnino, parla il cast al femminile

In occasione della presentazione a Venezia di Suspiria, abbiamo incontrato Luca Guadagnino e le sue bellissime muse

Il Festival del Cinema di Venezia si tinge di rosso e terrore con il Suspiria di Luca Guadagnino, remake del cult di Dario Argento, che lo vede accompagnato da una grande cast femminile capeggiato da Tilda Swinton, Dakota Johnson, Chlöe Grace Moretz e Mia Goth.

Suspiria

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Un film femminile, sensuale e carnale, dove il movimento, la fisicità del corpo e parte portante della struttura di un film che, più che sul piano del puro terrore, agisce su quello psicologico, mettendo il simbolismo e l’estetismo delle suggestive sequenze di Guadagnino, al servizio della storia.

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Accanto a queste attrici troviamo anche Jessica Harper, la primissima Susy del Suspiria di Dario Argento. Durante un ravvicinato incontro stampa, l’attrice ci racconta: << Tutto è iniziato con una chiamata da Los Angeles. Ovviamente conoscevo già Luca, avevo visto i suoi film. Quando mi ha proposto di girare una scena in una lingua diversa dalla mia, ho comunque detto immediatamente si, senza esitare. Credo che lui sia il regista più generoso e gentile con cui abbia mai lavorato. Non mi ha messo pressioni e mi ha fatto ripetere la scena tutte le volte di cui avessi bisogni. Ti fa sentire abbracciata, avvolta dalla sua arte. Ti lascia seguire il tuo istinto creando un grande rapporto di fiducia reciproca. >>

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Jessica Harper non è certo la prima o l’unica a tessere le lodi di Guadagnino, uno dei pochi registi italiani che sa raccontare il mondo femminile con estrema sensibilità e veridicità.
<< Era parecchio tempo che seguivo Luca Guadagnino. >> Ci racconta, invece, Mia Goth. << Lavorare con lui è stata la cosa migliore che mi potesse accadere. Sono ancora emozionata ed entusiasta di quest’esperienza. Luca sa comprendere le donne e come tirare da loro il meglio di se stesse. Abbiamo sviluppato un rapporto fantastico sulla fiducia reciproca. Lui sa crede in te anche quanto tu stessa non sei convinta. >>

Non da meno anche le parole di Chlöe Grace Moretz, non alla sua prima volta con un horror, ma sicuramente alle prese con un ruolo inedito. << Era da un po’ di tempo che cercavo un ruolo diverso per me. Conoscevo Luca già da un po’ e, sinceramente, stavamo cercando un modo per lavorare insieme. Suspiria è stata l’occasione per me di trasformarmi in qualcosa di completamente diverso da quello che ero e da ciò che avevo interpretato prima. Luca ti da la possibilità di avere un aspetto ma anche un suono differente, spingendoti ad andare oltre e diventare la versione migliore di te stessa. >>

Suspiria

Come già affermato prima, piuttosto che concentrarsi sull’orrore nel vero senso del termine, il lavoro di Guadagnino è qualcosa di più sottile ed elegante, ma non per questo meno efficace. Il regista muove la macchina da presa sul corpo delle sue protagoniste, facendole comunicare tra di loro e con lo spettatore attraverso i movimenti, i gesti. Lasciando rappresentare le sensazioni di rabbia, paura e sofferenza attraverso il ballo. Il film racchiude delle raffinate sequenze di danza dove non solo viene elogiato il corpo della donna, ma il regista omaggia il cinema horror degli anni ’70.

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Suspiria ricalca il concetto della donna strega, ma senza cadere nel banale. Affianca la complicità femminile, l’amore delle donne, la loro sensualità e anche il loro essere vittime e carnefici per natura. E Guadagnino, con la sua sensibilità, sembra un po’ rispondere alle critiche mosse quest’anno al Festival; ovvero un concorso troppo maschile, dove la forza delle registe femminili non emerge. Eppure Luca Guadagnino è solo uno dei tanti registi, presenti nel Concorso di Venezia e non solo, ha portare sul grande schermo pellicole totalmente al femminile.

<< Questo è un terreno scivoloso perché lo scivolone accade sempre con la banalità; quindi vorrei evitare di dire banalità come Terreno super scivoloso perché lo scivolo accade con la banalità. Vorrei evitare di dire banalità il fatto che abbiamo avuto grandi ritratti di donne fatti da uomini o che abbiamo delle grandi cineaste donne che hanno rappresentato il maschile in modo terminale. Questi sono degli immaginari hanno bisogno di essere spezzati. Le consuetudini sono una forma di arteriosclerosi. Speriamo che noi come gruppo, ma anche individualmente, abbiamo dimostrato, e continueremo a dimostrare, di essere liberi da forme di consuetudine dell’immaginario. >>

Suspiria

Afferma il regista Luca Guadagnino, al quale si aggiunge anche la bravissima Tilda Swinton, che nella pellicola veste di panni di Madame Blanc, all’epoca interpretata da Joan Bennet.

<< Voglio aggiungere che le donne hanno dirigono film da tredici decenni. Film bellissimi e meravigliosi che magari non sono noti e, a volte, neanche distribuiti. Tra i grandi maestri (e uso il termine intenzionalmente), c’è la regista Kira Muratova, morta all’inizio di quest’anno. Eppure l’annuncio della scomparsa di questa grande artista è stato quasi irrilevante. Ecco, non credo che nel caso di Scorsese o Bertolucci o Coppola (lunga vita a loro) la notizia sarebbe passata così in sordina. Questo fattore non va dimenticato, è un elemento importante. Inoltre, non va dimenticato, che anche noi siamo state le registe di questo film. Quello che dobbiamo modificare è l’approccio, perché il cinema non è di genere. Il cinema è uno stato libero. E non va dimenticato, questo è un elemento importante. Non va dimenticato che anche noi siamo state regate di questo film. Dobbiamo modificare l’approccio perché anche il cinema non è di genere è uno stato libero. >>

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A chiudere l’incontro c’è ovviamente Dakota Johnson, ormai famosa per il ruolo di Anastasia Steele nella versione cinematografia delle Sfumature. In questa pellicola Dakota è proprio la protagonista, dallo sguardo innocente ma che riservare non poche sorprese, incantando il pubblico con la sua danza seducente.

<< Suspiria è il tipo di cinema che mi piace fare. Quel cinema che ti fa provare qualcosa a prescindere dall’emozioni che si agitano nel tuo corpo in quel momento. Saper commuover, emozionare, far provare qualcosa al cinema credo che sia straordinario, è un vero dono. Un cinema capace di farti provare qualsiasi cosa. >>