Professioni del web: è meglio fare il freelance o lavorare in agenzia?

Professioni del web: meglio lavorare in proprio o in agenzia? Vi racconto la mia esperienza

Come sapete col web si può anche guadagnare, nel senso che sono nate tantissime nuove professioni digitali attorno ai social network, al marketing in genere e alla comunicazione delle aziende. Si può essere dei professionisti gestendo pagine Facebook, oppure scrivendo su un blog, ovviamente con le dovute cautele nell’assegnare l’etichetta “professionista” (perché non tutti quelli che si spacciano per tali lo sono). Come sapete, io stessa sono un’addetta ai lavori e da 5 anni mi mantengo così: lavorando nel Social Media Marketing, creando strategie di Digital Pr e scrivendo. Per tre anni ho fatto tutto da sola, con la partita iva; poi, ad aprile di quest’anno, ho chiuso bottega e sono diventata ufficialmente una dipendente (dello stesso settore). Questo articolo è dedicato a tutti quelli che vogliono lavorare nel settore digitale ma anche a quelli che si chiedono come si fa a farlo da freelance, o se sia meglio farsi le ossa in agenzia, oppure addirittura in azienda. Io ho esperienza diretta per le prime due tipologie e adesso vi spiego i pro e i contro, secondo me.

Essere freelance. Fonte: nicolacarmignani.com
Essere freelance. Fonte: nicolacarmignani.com

Essere freelance: pro e contro

Sviscerare in questa sede quali sono i pro e i contro dell’essere freelance è davvero dura (ma ne possiamo parlare, scrivetemi nei commenti o su Facebook) ma ci provo ugualmente, in base a quella che è la mia esperienza e non supposizioni a caso.

I PRO DELL’ESSERE FREELANCE
Lavori dove vuoi, possibilmente anche in pigiama: lavorando sul web, potenzialmente, è possibile fare tutto in remoto, ovvero da casa, o da un coworking, o da casa della nonna, l’importante è avere una connessione. Questo garantisce una enorme libertà di movimento, e anche, al contrario, di non movimento: da casa si possono fare call con i clienti, indire riunioni, smaltire lavori importanti e magari farlo in pigiama, vestita dalla cintola in su se la call su Skype si trasforma in un video.
Hai maggiori possibilità di crescita: hai più tempo per guardarti in giro, per andare, fisicamente, in giro, per conoscere gente, per incontrare persone del settore, per ampliare gli orizzonti. Sono fermamente convinta che, da questo punto di vista, fare il freelance sia più stimolante.
I guadagni sono tutti tuoi: prima che diciate “Sempre che i clienti ti paghino!” vi fermo. È vero, le fatture non pagate sono una piaga e sono una realtà e la pressione fiscale pesa più di un macigno, ma è anche vero che, lavorando da soli, non dovete dividere i compensi con nessuno (a parte che con l’Inps o l’Agenzia delle entrate) e sarà più stimolante lavorare perché la logica è quella di “arricchire”, in tutti i sensi, se stesso e non il capo di un’azienda.
Il web è una piazza in cui faresti bene a conoscere tutti: lavorando in questo settore vi accorgerete presto che è bene conoscere le persone giuste e fare molte PR. Questo perché i contatti si trasformano spesso in possibilità concrete di lavoro. Il networking è fondamentale e farlo live è sempre la cosa migliore. Ovviamente non avendo vincoli di orario, da freelance questa è una cosa possibile, che spesso frutta davvero tanto.

I CONTRO DELL’ESSERE FREELANCE
Le fatture non pagate: sono una spada di Damocle e, credetemi, prima o poi capita a tutti i freelance. Tanto più che è difficile quantificare il lavoro di un consulente, ad esempio, e quindi la tendenza sarà quella di credere che un lavoro puramente strategico e intellettuale non valga un compenso. Sarà tutto sulle vostre spalle, e, anche se avrete un commercialista a seguirvi, vi sembrerà un po’ di essere alla deriva tra ritenute d’acconto, Iva che aumenta, f24 e affini. Può essere molto dura (ad esempio è stato uno dei motivi che mi ha spinto a chiudere partita iva, questa pressione non faceva per me) e di certo vi farà sentire molto precari.
Devi tirare fuori gli artigli da commerciale: la cosa più noiosa, proprio perché rientra in dinamiche che non tutti hanno in dotazione nel carattere, è trovare clienti nuovi. Certo, capita che, lavorando sul web, abbiate fatto talmente tanto networking che non c’è bisogno di andarvi a cercare i clienti, perché vengono loro, da soli. Questo succede se si sparge la voce che siete bravi. Ma se non succede? Di professionisti bravi è piena la rete, e la concorrenza è tanta: c’è da sfoderare le armi e tirare fuori il commerciale che c’è in voi. Questo, per esempio, mi mandava in crisi.

Lavoro in agenzia. Fonte: istockphotos.com
Lavoro in agenzia. Fonte: istockphotos.com

Lavorare in agenzia: Pro e contro

Dopo tre anni di gloriosa e neanche troppo complicata carriera da freelance io ho detto basta, ho stretto i contatti con l’agenzia per cui avevo lavorato da consulente e ho ottenuto un contratto nuovo di zecca con tanto di busta paga. Faccio essenzialmente le stesse cose, seguo anche molti dei clienti che avevo prima, quindi, nelle dinamiche quotidiane, non è cambiato niente. Ora però vi racconto i pro e i contro:

I PRO DEL LAVORARE IN AGENZIA
Non si perdono i clienti: o almeno, anche se si perdono, si ha uno stipendio lo stesso. Non è cosa da poco: dopo 3 anni da freelance ricevere la prima busta paga mi ha dato le vertigini, letteralmente. Se l’agenzia perde per qualsiasi motivo un cliente, viene tecnicamente sostituito da un altro, perché la rete commerciale dell’agenzia è per forza di cose più ampia di quella del singolo (e c’è di solito un reparto deputato a questo). Insomma, la traquillità è la prima cosa, no?
Si hanno vari reparti a supporto del proprio lavoro: io per esempio non è che sappia fare altro che scrivere, o parlare. Poi lo declino opportunamente, ma le mie competenze effettive finiscono qui. A un cliente non potevo offrire altro che consulenza operativa o strategica, e mai un supporto grafico e tecnico, con il risultato che molto spesso il cliente se ne andava da chi poteva dargli tutto (e magari per due lire). In agenzia si lavora con un team di persone dalle competenze più disparate, un’occasione anche per confrontarsi.
Avere dei colleghi non è poi così male: a casa ero da sola, a parte quando uscivo per incontrare i clienti, o per pranzare fuori (cosa che ovviamente rimpiango ancora, ah, la libertà!) ma avere dei colleghi con cui trascorrere le pause, oppure parlare e confrontarsi su questa o quella attività non è poi così male. Sempre che siano colleghi sani di mente, ovviamente!

I CONTRO DEL LAVORO IN AGENZIA
Libertà, addio: è inutile che ci giriamo intorno, la libertà in agenzia viene meno. Dalle 9 alle 18 se vi va bene e non avete clienti straccia maroni, ed è subito sera. Però il contraltare è che mi godo il weekend il doppio. Per le sere no: alle 21 crollo (anche da freelance, a dire il vero).
L’assurda logica dei contratti: io sono stata fortunata, ma là fuori è una giungla di contratti a scadenza che farebbero sentire precario chiunque. E vi dirò di più: non è che l’indeterminato sia poi così definitivo. Insomma, mi sentivo tranquilla, da freelance, perché tutto dipendeva da me: le ore lavorate, i clienti presi, i clienti persi. In agenzia queste logiche ti abbandonano.
L’agenzia ti tarpa le ali: questo è un po’ vero e un po’ no. Sicuramente lavorare da freelance è molto stimolante: puoi vedere gente, prenderti i tuoi spazi e ampliare i tuoi orizzonti, anzi, è intrinseco dell’essere freelance, devi farlo per forza. D’altro canto in teoria l’agenzia dà tutte le basi e poi sta al dipendente farle fruttare al meglio, per emergere. Certo, dipende molto dall’ambiente di lavoro, che a sua volta dipende da dinamiche variegate. Ma bisogna sempre guardare il bicchiere mezzo pieno, no?

Professioni del web: freelance vs agenzia

Sono agli inizi della mia carriera in agenzia e, come per tutti gli inizi, sono serena. Si è mai vista una storia che parte senza idillio? Certo, firmare il primo foglio presenze del mese mi ha destabilizzata, così come incassare lo stipendio al netto, senza la necessità di dover spostare soldi su conti satellite su cui risparmio per le tasse. Non so bene cosa sia meglio, anzi, probabilmente il paragone non sussiste: dipende molto da quello che volete voi, da come vi approcciate al mondo del lavoro e da quello che volete in questo momento. È una (piccola e innocua) guerra senza vincitori. E voi come la pensate? Ditemi le vostre impressioni nei commenti!

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