100 euro per chi lavora a marzo, la protesta di un’infermiera

100 euro per chi lavora a marzo, la protesta di un'infermiera: il Decreto Cura Italia contiene questo "incentivo" per chi è costretto a lavorare

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100 euro in più in busta paga per chi lavora nel mese di marzo e non può stare a casa in piena emergenza Coronavirus perché l’azienda non chiude. Questo è quello che è previsto nel Decreto Cura Italia presentato pochi giorni fa da Giuseppe Conte. Una giovane infermiera italiana, però, non ci sta: il suo lavoro vale molto più di quei miseri 100 euro.

Michela Venturi è una giovane infermiera di Fano che ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte in cui lo informa che il suo lavoro in ospedale in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo vale molto più di 100 euro, quindi rifiuta quell’incentivo contenuto all’interno del Decreto denominato Cura Italia, per far fronte all’emergenza.

Tra le misure previste, infatti, per permettere agli italiani di affrontare questo momento di emergenza, c’è anche una sorta di bonus di 1100 euro in busta paga per chi è dipendente che deve essere erogato ai lavoratori di aziende che sono costrette a continuare a lavorare nel mese di marzo. Un bonus esentasse che deve essere però rapporto al numero di giorni di lavoro svolti in sede.

Coronavirus

Il Decreto Legge 18/2020 prevede che il contributo sia erogato nella busta paga di aprile 2020 insieme all’ex bonus Renzi. Spetta ai lavoratori dipendenti, sia di aziende pubbliche che di aziende private, che hanno un reddito complessivo al netto non superiore a 40 mila euro. Esclusi dalla misura di collaboratori e, ovviamente, gli autonomi.

test-coronavirus

Una misura che secondo molti è praticamente una briciola, come sostenuto dall’infermiera marchigiana Michela Venturi, che lavora a Senigallia. La 39enne, che opera all’ospedale della città della spiaggia di velluto, scrive: “Cento ero in più al mese per rischiare la vita? Anche no. No, perché il mio lavoro vale molto di più. Ma soprattutto no perché basta una sola, minima distrazione e si rischia di infettarsi”.

L’infermiera poi racconta: “Durante i miei turni non bevo e non mangio perché ho paura che con un solo errore mi infetti e di conseguenza trasmetta il virus ad altri. Così ogni tanto ho un calo di zuccheri, ma non mollo. Ho paura che solo spostandomi gli occhiali e la mascherina o togliendomi i guanti causa dolore insopportabile al viso e alle mani, possa contrarre il virus. La ringrazio, ma io quei soldi non li voglio”.

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