Cardito: Valentina davanti al Riesame

CARDITO: bimbo ucciso dal patrigno. E' stato chiesto un Riesame per mamma Valentina. Il giudice ha preso la decisione definitiva sulla donna.

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La vicenda di Cardito, è il principale argomento dei più famosi giornali del nostro paese. Giuseppe, un bambino di circa sette anni, è stato ucciso dal compagno di sua madre, Tony. L’uomo lo ha picchiato con il manico della scopa, finché non ha smesso di respirate, Ha picchiato anche la sorellina, Noemi, finita in ospedale, in gravissime condizioni.

Tony è stato arrestato con l’accusa di omicidio e tentato omicidio. Insieme a lui, anche Valentina, la mamma dei bambini, presente al momento del pestaggio. La donna non avrebbe fatto nulla per fermarlo e non avrebbe poi chiamato i soccorsi.

Secondo quanto riportato, Valentina si è presentata in tribunale, per un riesame, dopo che per lei, erano stati richiesti i domiciliari, invece del carcere. Un paio di giorni fa, la sentenza è stata decisa e i giudici hanno confermato il carcere per questa madre. Valentina è accusata di aver assistito all’omicidio e di aver poi pulito il sangue dei suoi figli, nell’abitazione e quindi, rimane in carcere!

Fondamentale, per l’accusa definitiva di Tony, è stata la dolorosa testimonianza della piccola Noemi, che dall’ospedale, ha raccontato quell’orribile giorno:  “è stato papà Tony. Ci ha picchiato con il bastone della scopa, senza scopa. Ha colpito Giuseppe, dietro la schiena e a me dietro l’orecchio. Mi ha fatto tanto male. Ha preso Giuseppe in braccio e lo ha tirato contro il muro. Poi gli ha sbattuto la testa contro il muro. Poi è venuto da me, mi ha portato in bagno e mi ha messo la testa sotto l’acqua.

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Molto spesso ci ha messo anche la testa nel water e quando Giuseppe se la faceva sotto, lo costringeva a tenersi le mutande sporche in bocca.

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Diceva che avevamo rotto il letto, invece era stato lui, con un calcio.

Continuavo a guardare Giuseppe, gli usciva tanto sangue. Ho pensato che morisse. Lui ci picchiava sempre.

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Tante volte l’ho raccontato alle maestre, Camilla e Anna, ma loro non chiamavano mai i Carabinieri”.

Un racconto straziante di una bimba di soli otto anni.