Congresso delle Famiglie, distribuiti feti in plastica

Verona, al Congresso delle Famiglie distribuiti feti in plastica come gadget.

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Verona, al Congresso delle Famiglie distribuiti feti in plastica come gadget. Se ne parla ormai da settimane, quasi sempre in chiave polemica.

 

 

Oggi è iniziato il tanto discusso “Congresso Mondiale delle Famiglie”, ospitato dalla città di Verona. I promotori di questa iniziativa sono indubbiamente in difesa della famiglia tradizionale, quindi contro le coppie omosessuali e anche contro altre pratiche, come l’aborto. Proprio a causa di questo tema, nella giornata di oggi, si è tornato a parlare con insistenza dell’evento veronese. Sì, perché tra i gadget distribuiti ai partecipanti del congresso (previa libera offerta) figura anche una replica di un feto in plastica. L’oggettino è rinchiuso in una busta di plastica insieme a un cartoncino in cui c’è una foto di un feto e la frase “L’aborto ferma un cuore che batte”.

 

 

L’iniziativa è partita dal portale “Notizie ProVita”, come si legge chiaramente sul cartoncino contenuto all’interno della busta. Nel biglietto allegato ci sono altre frasi che spiegano come funziona l’aborto in Italia. Il feto in questione è stato dato perfino un nome: si chiama Michele, “un bambino alla decima settimana di gravidanza”.

 

 

Per la legge italiana una gravidanza può essere interrotta entro tredici settimane di gestazione. L’obiettivo del gadget, secondo chi l’ha ideato è quello di “far sentire la voce di tutti i piccoli ancora all’interno del grembo materno che non possono essere aiutati”. L’aborto, insieme all’eutanasia e alle unioni gay, rappresentano le pratiche contro cui gli attivisti del “Congresso Mondiale delle Famiglie” lottano con più forza. Quello del feto non è l’unico gadget che viene distribuito all’evento dei sostenitori della famiglia tradizionale. C’è anche una pezzuola per pulire con gli occhiali con l’immagine di Papa Francesco; portachiavi azzurri con i piedini dei feti e la scritta “10 settimane” o dorati con scritto “12 settimane”; t-shirt con su scritto “My body, my choice, my responsibility, my bill”. Oltre a una lunga serie di depliant diversi dove le parole più ricorrenti sono “famiglia”, “vita”, “bambini” e “mamma e papà”.