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Dal cimitero dei feti abortiti di Roma via il nome delle madri: il regolamento cambia dopo le polemiche

Ecco come cambia il regolamento

Dopo le polemiche dei mesi scorsi, nate per caso dopo una scoperta che ha lasciato tutti senza parole, cambia il regolamento del cimitero dei feti abortiti di Roma. Sulle lapidi non sarà più presente il nome delle madri che hanno deciso di abortire o hanno perso il loro bambino. Una scelta sacrosanta nel rispetto della privacy e della dignità di ognuno.

Seppellire il figlio morto
Fonte foto da Pixabay

Dalle croci delle sepolture che a Roma ospitano i feti abortiti il nome della madre non ci sarà più. Al suo posto solo un codice alfanumerico. La Giunta capitolina ha preso questa decisione, modificando i due articoli del Regolamento di polizia cimiteriale dopo le polemiche degli ultimi mesi.

Roma ha approvato questo cambiamento per poterlo adeguare alla necessità e alla sensibilità anche per quello che riguarda il trattamento dei dati personali delle donne che hanno vissuto un aborto. Aspetto che finora era stato completamente ignorato.

Tutto era emerso quando alcune donne hanno scoperto per caso il loro nome. Sulle sepolture dei feti che avevano abortito hanno scoperto qualcosa che ha lasciato senza parole. A ogni feto abortito seppellito corrispondeva il nome della madre che lo aveva perso.

Quasi nessuno, in realtà, conosceva l’esistenza del cimitero Flaminio di Roma. Le donne che hanno trovato i loro nomi impressi su quelle croci hanno deciso di sporgere denuncia. Il rispetto alla loro privacy e il trattamento dei dati personali non erano stati rispettati.

Cimitero, statua di angelo
Fonte foto da Pixabay

Dal cimitero dei feti abortiti di Roma via i nomi delle madri che hanno subito un aborto

In seguito alla denuncia di alcune donne, il caso del cimitero Flaminio di Roma aveva trovato spazio anche nelle aule giudiziarie, finendo in tribunale. Un paio di mesi fa il gip ha archiviato però la causa.

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Secondo il gip, infatti, la scelta di riportare il nome delle madri sulle croci delle lapidi dei feti abortiti non era da considerare come un atto doloso. Ma solo una prassi sbagliata causata da un vuoto normativo. Ora colmato.

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