Direttore affida le chiavi della cella ai detenuti

"Il carcere deve rieducare": il direttore affida le chiavi della cella ai detenuti.

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“Il carcere deve rieducare”: il direttore affida le chiavi della cella ai detenuti. Nonostante in tanti credano che il carcere sia un luogo punitivo, il suo scopo principale è quello di rieducare.

 

 

 

Il reinserimento nella società di un criminale negli ultimi anni sta vivendo una nuova fase sperimentale che comprendono attività in carcere o fuori, sotto stretta sorveglianza. Proprio nell’ambito di una di queste sperimentazioni, il carcere Hw Berwyn di Wrexham,in Galles, ha deciso di affidare ai detenuti la chiave della loro cella. Tra l’altro lo spazio di reclusione non è delimitato da sbarre, ma da porte speciali che permettono comunque la supervisione della polizia penitenziaria.
Il carcere da oltre 250 milioni di sterline sta tentando di adottare un approccio più “riabilitativo”, in pieno rispetto per i prigionieri. Ciò non significa però che le guardie carcerarie saranno meno rigide.

La HMP Berwyn è la più grande prigione del Regno Unito. All’interno sono detenuti criminali di livello C, ovvero ritenuti “non a rischio di fuga“. Ma chiaramente il carcere è dotato di massimi livelli di sicurezza e inoltre le guardie carcerarie avranno accesso 24 ore su 24 alle camere di detenzione.
Secondo il Daily Post, il nuovo approccio deciso dalla direzione del carcere è stato descritto in un rapporto del Royal Institute of British Architects e del Ministero della Giustizia. Un documento chiamato Wellbeing in Prison Design. Nel rapporto si legge: “Permettere loro di personalizzare i propri ambienti può avere una vasta gamma di benefici per la salute e il benessere delle persone in custodia. Contribuisce anche a creare un senso di identità.”

Permettere agli uomini in custodia di controllare le condizioni atmosferiche come l’apertura di finestre o ventilatori, il controllo del riscaldamento etc può alleviare gli impatti negativi della detenzione e può iniziare a farli sentire autosufficienti“. “E’ solo una fase sperimentale – assicurano nel report – potrebbe non essere adottato da altri carceri”.