Giulio Regeni: ecco i volti di chi è coinvolto nel rapimento

Hanno un volto due dei cinque uomini identificati dalle autorità come i responsabili del rapimento del ricercatore italiano Giulio Regeni

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Sono passati ormai tre anni da quel tragico giorno in cui il ricercatore italiano, Giulio Regeni, è stato rapito e ucciso in Egitto. Il fatto accadeva tra gennaio e febbraio 2016 e solo oggi la procura ha iscritto cinque persone per concorso in sequestro di persona. I 5 individuati sono tutti agenti egiziani e di due di loro sono stati svelati anche i volti. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco sono di fronte ad un tunnel senza uscita.

Le 5 persone individuate e ritenuti responsabili del rapimento e quindi dell’uccisione di Giulio, sono tutti agenti dei servizi segreti e della polizia egiziana ma contro di loro non si può procedere. L’Egitto, infatti, è uno stato sovrano e già in passato la procura del Cairo ha rifiutato la disponibilità di cooperare nelle indagini.

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Ecco chi sono i 5 indagati

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Durante lo svolgimento delle indagini sono stati fondamentali i tabulati e le deposizioni incrociate, avrebbero infatti permesso di individuare chi ha fatto cosa. Open, un giornale online, ha reso noti i volti di due dei cinque agenti indagati.

Colonnello Mohamed Ibrahim Kamel Athar: Ha 49 anni, ed è la punta dell’iceberg di tutto il caso, è stato proprio lui infatti a girare le informazioni raccolte su Giulio ai servizi segreti egiziani. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore di Ispezione presso la Direzione della Sicurezza di Wadi al-Jadid e durante il soggiorno di Regeni in Egitto era Capo delle Investigazioni Giudiziarie del Cairo. L’uomo è stato messo al corrente della presenza di Giulio in Egitto dal sindacalista (il quale lo riteneva una spia) da cui Giulio stava ricercando informazioni. Athar ha contatti con chi in quei giorni conduceva indagini depistate. L’uomo dichiara solo di aver accompagnato il sindacalista negli uffici degli 007 e di non aver mai partecipato ad indagini sul caso.

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Generale Sabir-Tariq: ha 54 anni, ed è il generale della Polizia presso il Dipartimento di Sicurezza Nazionale. È al capo del meccanismo, riceve a Dicembre 2015 il colonnello Athar ed è presente quando viene piazzata la telecamera nascosta allo scopo di “incastrare” Giulio. Sostiene che dopo aver verificato la buona fede del giovane italiano avrebbe sospeso le indagini

Uhsam Helmi: 49 anni e in servizio presso la Direzione Passaporti e Immigrazione, all’epoca dei fatti lavorava alla Direzione di Sicurezza Nazionale (servizi segreti). Anche lui presente all’incontro accennato sopra, avrebbe richiesto delle copie del passaporto di Giulio e si sarebbe informato sullo stabile in cui viveva il ricercatore. Inoltre ha presidiato alle indagini italiane senza mai proferire parola sul suo passato in Egitto. Nega di essersi occupato di Giulio

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Maggiore Madgi Ibrahim Abdel Sharif: al tempo era coetaneo di Giulio, ha 35 anni e attualmente lavora ancora alla Sicurezza Nazionale. Fa in modo che potessero pedinare Giulio.

Agente Mahmoud Najem: è l’assistente di Sharif, qualsiasi cosa abbia fatto il primo lui ne è a conoscenza. È in servizio presso la Direzione di Sicurezza Nazionale di Giza.