Maria, la bambina di due anni e mezzo, scomparsa per colpa dell’amante di sua madre

Era l'amante di sua madre, l'uomo che ha approfittato di lei e poi le ha tolto la vita. Mamma Tiziana si è presentata in ospedale: "cosa le hanno fatto? Doveva succedere a me!" Ma la verità è che c'entrava anche lei.

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La storia della piccola Maria, risale al 2004 e ad portato con se, veli di mistero e pezzi di puzzle mancanti, finché la verità non è venuta fuori. Era il 5 aprile, quando ad un ospedale, tra Marche ed Umbria, è stata portata un bambina di due anni e mezzo, in condizioni critiche. Con lei c’era un uomo, che i medici pesarono fosse suo padre. Affermava che la piccola aveva vomitato in macchina e che era caduta ai giardinetti.

Mentre il team ospedaliero stava esaminando le sue condizioni, l’uomo continuava a passeggiare agitato per i corridoi. Dopo le 13:00 si sentì una voce, disperata: “cosa hanno fatto a mia figlia? Perché non è successo a me?” Era la mamma della piccola Maria, Tiziana Deserto, trentuno anni.

Il cervello di Maria si era fermato ed aveva un’ansa intestinale scoppiata. Doveva essere operata con urgenza. Tiziana cominciò a dire frasi insensate, a comportarsi in modo strano. Voleva vedere il corpo nudo di sua figlia, la zona sotto l’addome e leggere cosa c’era scritto sui referti medici.

Dopo diverse ore, si presentò suo padre, un bravo uomo che lavorava in un cantiere, Massimo Geusa. Allora, l’uomo che aveva portato la piccola in ospedale, chi era? Giorgio Gioni, il datore di lavoro del padre di Maria. Cosa ci faceva con la piccola? In quel momento Tiziana si  diresse verso Massimo: “ti ho detto una bugia, non è andata all’asilo questa mattina. E’ stata con Giorgio ed è caduta ai giardinetti”. L’uomo non reagì, consapevole che ci fosse qualcosa di strano, ma in quel momento contava solo Maria.

Nonostante i medici fecero tutto il possibile, per Maria non ci fu più nulla da fare. I segni sul suo corpo mostravano abusi e maltrattamenti, da qui l’intervento delle autorità.

La storia di questa famiglia, è iniziata a Latiano di Puglia, dove Tiziana, Massimo e Maria, vivevano prima di fare scandalo. Tiziana si innamorò di un altro uomo, Luca Zirino e, insieme, decisero di fuggire. Massimo però, lo scoprì e la raggiunse in stazione, convincendola alla fine, a tornare da lui e da sua figlia.

Ormai sulla bocca di tutti, decisero di trasferirsi e ricominciare da capo. Massimo trovò lavoro nel cantiere di Giorgio Gioni. Quest’ultimo diventò subito amico di famiglia, cominciando a frequentare la loro casa.

Dopo un po’, tramite una vicina di casa, Tiziana riuscì a rimettersi in contatto con il suo ex amante, Luca e ad invitarlo ad andare a trovarla, facendolo ospitare dalla sua nuova amica. Quando Massimo lo venne a sapere, riaccompagnò personalmente Luca alla sua città. Alla fine, Tiziana, insoddisfatta dalla sua vita, si avvicinò a Giorgio.

Mentre Massimo era al lavoro, l’intero vicinato vedeva la sua macchina parcheggiata fuori casa della donna. Iniziarono così, a girare voci sul fatto che fossero amanti.

Durante il corso delle indagini, gli agenti hanno scoperto che la mattina del 5 aprile, Giorgio aveva chiesto a Tiziana di stare un po’ con Maria e di portarla ai giardinetti. Poco dopo la madre ha ricevuto una chiama: “devi venire, Maria sta male”. Tiziana ha raggiunto sul posto “l’amante”, è rimasta a guardare sua figlia, avvolta nella giacca dell’uomo sui sedili posteriori. Non ha aperto nemmeno lo sportello. Poi è andata via, per andare a fare il pranzo a Massimo, convinto invece che sua figlia si trovasse all’asilo.

Poco dopo Giorgio ha portato Maria all’ospedale.

Alla fine di tutta la strana situazione, Giorgio ha ammesso di aver picchiato Maria e di averla uccisa, ma ha negato i segni di abusi sulla piccola, che secondo il medico legale, erano gravi e non era la prima volta che l’uomo si approfittava della bambina. Tiziana è stata accusata di complicità, anche se ha negato tutto e soprattutto ha dichiarato di non aver mai saputo delle violenze di Giorgio su sua figlia. Le autorità hanno però dimostrato il contrario!

Massimo, un papà distrutto, un uomo tradito, lo zimbello del paese, nonostante tutto, durante tutte le udienze, è rimasto accanto a sua moglie, tenendole la mano.

Giorgio Gioni è stato condannato all’ergastolo, mentre Tiziana a 15 anni di reclusione.