Notre Dame: gli operai fumavano

Notre Dame: gli operai fumavano; l'impresa edile costretta ad ammettere l'errore ma gli inquirenti affermano che il fuoco è stato provocato da altro.

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Notre Dame: gli operai fumavano sulle impalcature. Lo dimostrano alcuni mozziconi di sigarette trovati nel cantiere. A sollevare i polverone e a puntare il dito contro l’impresa incaricata con la ristrutturazione è il Canard Enchainé. Ma la risposta del portavoce della ditta che stava eseguendo i lavori di restauro non si fa attendere. Ecco cosa hanno detto.

Dopo il terribile incendio che ha distrutto Notre Dame tutti si stanno interrogando sulle cause. Quella sera in molti hanno pensato a un attentato ma sembra che si è invece trattato di un incendio accidentale causato forse da un corto circuito. Gli inquirenti stanno facendo le loro ricerche per cercare di dare una spiegazione al disastro.

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Durante queste ricerche, gli agenti della polizia hanno scoperto che gli operai che lavoravano sulle impalcature a Notre Dame fumavano: sono stati trovati 7 mozziconi di sigarette che avvalorerebbero questa tesi. E, senza perdere tempo, il Canard Enchainé, un settimanale satirico francese, ha puntato il dito contro la ditta incaricata con i lavori di ristrutturazione.

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Ma il portavoce dell’azienda, pur ammettendo di essere rammaricata per la notizia, ha completamente escluso le sigarette come causa scatenante dell’incendio a Notre Dame.

Ecco cosa ha dichiarato Marc Eskenazi, il portavoce dell’impresa che si occupava dei lavori di ristrutturazione: “Effettivamente qualche operaio, ogni tanto, ha violato il divieto e ce ne rammarichiamo. Ma in nessun caso un mozzicone non spento può essere all’origine dell’incendio. Chiunque abbia provato ad accendere un fuoco nel caminetto sa che non succede granché mettendo un mozzicone acceso su un ramo di quercia”.

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Ma l’inchiesta sta portando alla luce tantissime falle nella sicurezza e alcune scomode verità. La prima riguarda il tempo impiegato per chiamare le forze dell’ordine: la versione ufficiale parla di 25 minuti mentre quella verificata dagli inquirenti è di 35 minuti. Poi c’è un errore clamoroso: un addetto alla sicurezza insieme all’amministratore della cattedrale hanno ricevuto la prima allerta d’incendio alle 18:16 e si sono recati sul posto per verificare ma non hanno trovato nulla da segnalare. Questo perché, inspiegabilmente, hanno controllato il posto sbagliato. Inizialmente i due avevano dato la colpa al pc, parlando di un bug di sistema ma adesso è stato dimostrato che a sbagliare son o stati loro: il sistema informatico aveva indicato correttamente il punto critico. Poi ci sono i fili scoperti che erano un po’ dappertutto: nella cabina dell’ascensore, altri sistemati alla meno peggio lungo le travi e usati per alimentare di elettricità le campane. Poi ci sarebbe anche una violazione imperdonabile delle regole imposte dal piano antincendio: sul posto avrebbe dovuto essere garantita una  presenza costante, 24 ore su 24 di almeno 2 agenti di sorveglianza pagati dallo stato. Invece c’era un solo addetto alla sorveglianza che lavorava dalle 8 alle 23.

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Poi, l’ultima grande falla riguarda i pompieri parigini: non avevano in dotazione scale più lunghe di 30 m e le torri di Notre-Dame avevano 69 metri di altezza. Per questo il loro intervento ha subito ritardi: hanno dovuto aspettare i pompieri del dipartimento delle Yvelines ma anche le loro scale non superavano i 45 m. Tutte queste falle hanno permesso all’incendio di espandersi in fretta e fare danni enormi alla cattedrale di Notre Dame.

Attendiamo, ovviamente, ulteriori informazioni sull’accaduto.