Ragazzina si suicida dopo essere stata violentata dai bulli.

Siamo stati tutti colpiti dal bullismo in qualche modo nella vita. Forse non siamo stati vittime di molestie, ma abbiamo visto altre persone subire tali umiliazioni. Molti bambini e giovani, così come adulti, vengono derisi ogni giorno. Cassidy Trevan di Melbourne, in Australia, sapeva molto bene cosa volesse dire il bullismo.

L’avevano molestata psicologicamente, ma anche fisicamente un paio di volte. L’hanno chiamata in modi orribili, l’hanno attaccata sia a scuola e nelle reti sociali. E hanno anche vandalizzato la casa della sua famiglia. Le cose andavano così male che non poteva più andare a scuola. Era troppo pesante affrontare tutto ogni giorno. Anche se hanno parlato con i colpevoli, le cose non sono migliorate. Cassidy rimase un semestre intero in casa e dopo si sentì pronta per riprovare ad andare a scuola. Andava a scuola due volte a settimana per abituarsi di nuovo. Le ragazze che l’avevano molestata le chiesero perdono. Volevano anche essere sue amiche adesso. Le hanno chiesto se voleva andare con loro ad una festa. E ovviamente Cassidy voleva andare, dopo essersi sentita sola per così tanto tempo, voleva davvero avere amici. Quello che la povera ragazzina non sapeva, è che le sue nuove “amiche” avevano un piano terribile. Portarono Cassidy in una casa dove c’erano due ragazzi più grandi ad attenderla. I ragazzi violentarono la ragazzina, mentre le altre aspettavano fuori casa. Immediatamente fu chiamata la polizia, ma Cassidy aveva troppa paura di testimoniare, così non fu punito nessuno. La mamma della povera ragazzina era distrutta, non si può neanche immaginare quale dolore può colpire una madre in una situazione simile, se non si hanno figli. Le fece cambiare scuola, sperando che tutto si calmasse, ma Cassidy continuava a ricevere insulti, sia sui social che tramite chiamate. La ragazzina è entrata sempre di più in depressione, finché non aveva più le forze neanche di alzarsi dal letto. A dicembre del 2015 Cassidy si è tolta la vita.

Dopo la terribile tragedia, Linda, la mamma, trovò una lettera di sua figlia. Una lettera che tutti dovrebbero leggere. Una lettera per tutti i bulli che l’hanno umiliata fino alla morte. Una lettera per tutti coloro che sono vittime del bullismo.

“Ero una studentessa dell’istituto (nome omesso) e sono stata stuprata da alcuni studenti che ancora frequentano la scuola. So che probabilmente sembra che voglio attirare l’attenzione, ma non è così. Ho molte ragioni per scrivere questo e le spiegherò di seguito.

Il mio obiettivo è avvisare le altre persone (in particolare gli studenti, ma anche i genitori) di ciò che accade, perché sono preoccupata. Se sono riusciti a fare qualcosa del genere a me, possono farlo ad altri bambini. Hai il potere di fermarlo. Ricorda che le persone che mi hanno fatto questo sono studenti di questo istituto, è difficile da credere, lo so. Ma è la verità.

Non lo faccio per vendicarmi degli studenti che mi hanno stuprato, o di quelli che hanno organizzato lo stupro, o di quelli che mi hanno molestato o che mi hanno deriso per essere stata violentata. Nemmeno lo faccio per attirare l’attenzione come ho detto prima.

Lo faccio per gli oltre 1.500 studenti tra i 7 e i 12 anni che frequentano questa scuola e devono essere avvertiti. Questo è successo a me e il personale scolastico non ha fatto nulla per aiutarmi. Ora è mio dovere avvertire tutti e dire cosa è successo.

Lo faccio anche per me. Dopo un anno e mezzo voglio che mi lascino in pace. È incredibile come molti studenti di questo istituto abbiano sentito storie su di me, storie che vengono ancora diffuse fino ad oggi. Continuo a ricevere messaggi su Facebook da studenti che mi chiamano nei modi più offensivi.

Ho cambiato la scuola, mi sono trasferita di casa e mi stanno ancora contattando per molestarmi.

Non posso costringere la gente a smettere di diffondere pettegolezzi, ma almeno posso provare a raccontare cosa è successo veramente. Come ho detto, la mia lettera è indirizzata soprattutto a quegli studenti che ancora non conoscono la mia storia e potrebbero essere in pericolo di subire una situazione come la mia.

Il mio nome è Cassidy Trevan e sono stata stuprata

Se qualcuno tenta di violentarti, vale la pena combattere! Lotta! Se non lo fai, lo rimpiangerai il resto della tua vita come ho fatto io. “

La lettera è stata pubblicata su  Channel 9 of Australia.

Nessuno dovrebbe sentirsi così male da sentire che non c’è altra scelta se non quella di suicidarsi. Dobbiamo lavorare insieme. Studenti, genitori, insegnanti, tutti dobbiamo aiutare a fermare questo. La tristezza di Linda non scomparirà mai, perché sua figlia non tornerà mai più.

Linda rimase in silenzio per un lungo periodo, ma dopo aver trovato la sua lettera sentì che doveva raccontare quanto fosse stato terribile e cercare di avvertire gli altri. Puoi leggere il suo messaggio in inglese qui sotto:

 

BULLYING KILLED MY CHILD … I've kept quiet for about this for far too long … There are a bunch of cruel sick kids…

Pubblicato da Linda Trevan su sabato 28 gennaio 2017

Queste storie sono davvero drammatiche, e molti di noi, me compresa, non vorrebbero neanche vederle o leggerle. Ma la verità è che tutti noi siamo vittime e tutti siamo carnefici, molta gente soffre in silenzio. Può essere la tua compagna di classe che tutti trovano antipatica, o il tuo timido collega di lavoro che tutti trovano un po’ strano. Non bisogna puntare il dito verso altri, o unirsi alla mischia degli scellerati, ognuno ha la sua parte di colpa! Basta stare a guardare un ingiustizia o una cattiveria gratuita, e restare in silenzio, per essere colpevole quanto chi fa del male.