Squillo, il gioco per diventare manager delle prostitute

Fa discutere e rabbrividire Squillo, il gioco per diventare manager delle prostitute. Ecco come funziona

Tutti parlano di Squillo. E non bene. Tranne la casa di produzione, che può contare ora su una pubblicità, seppur negativa, senza pari. Cos’è Squillo? Un gioco da tavolo che trasforma tutti i giocatori in manager. Di cosa? Della prostituzione. Ecco perché se ne parla male.

Squillo è un gioco da tavolo che assomiglia molto al gioco del Monopoly. Ma attenzione, meglio evitare di proporlo a chi ha meno di 18 anni: perché non è per nulla educativo. Anzi, si dovrebbe evitare di giocarci anche se si è maggiorenni, perché è decisamente un gioco squallido, triste, che trasforma i giocatori in veri e propri “papponi”, trafficanti di prostitute.

Un gioco sessista contro il quale, ovviamente, molte associazioni femminili si sono già scagliate contro, chiedendo che venga immediatamente ritirato dal mercato e chiedendo all’azienda di non pubblicizzarlo più. Perché è davvero svilente come viene trattata la figura femminile, resa praticamente schiava di un’industria in mano a uomini.

Come si gioca a Squillo

Nel gioco Squillo ogni giocatore interpreta il ruolo di chi sfrutta le prostitute. Ognuno deve “gestire le escort, le battone di strada e giovani promesse. Ognuna di queste ha una propria particolarità, parcella e ricavato finale in caso di affari non andati a buon fine, e nel caso la successiva vendita degli organi”. Sì, questo è quello che è riportato nelle istruzioni di gioco.

Scopo del gioco sconfiggere “il pappone avversario manovrando le proprie squillo con i limiti e le abilità dettate dalla scheda”. Ci sono 99 carte, con situazioni e imprevisti. Proprio come in Monopoly. Un Monopoly più squallido, però.

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