Infiammazione appendice

Appendicite, come riconoscerla: sintomi, cause e cure

L'appendicite è una problematica dolorosa, ma soprattutto da tenere sotto controllo immediato, per questo motivo bisogna riconoscerla: ecco i sintomi e le cause

L’appendicite, come riconoscerla? Si tratta di una situazione patologica molto comune a livello mondiale e bisogna innanzitutto sapere quali sono i sintomi e le cause che la riguardano, i modo da poter prevenire problematiche controverse e serie. Partendo da questo presupposto, si può iniziare parlando innanzitutto di cos’è l’appendicite e di quali sono le cause che la generano e poi sintomi e rimedi.

Che cos’è l’appendicite

Con in termine appendicite si intendo l’infiammazione dell’appendice. L’appendice è una piccola sacca che si trova nella parte inferiore dell’intestino crasso, nella fossa iliaca di destra, quindi nella parte inferiore dell’addome. Per quanto riguarda la sua funzione fisiologica, non è ancora ben chiara.

Dove si trova l'appendice

Alcune teorie sostengono che abbia un ruolo di secondo piano nel sistema immunitario. Molto più diffuso e più condiviso è il punto di vista secondo il quale sia di fatto un organo inutile, che, con molta probabilità, poteva avere un utilizzo in forme umane precedenti. Questo pensiero è consolidato dal fatto che l’appendice, una volta rimossa, pare non dare alcun genere di problematica al corretto funzionamento dell’organismo.

Un’infiammazione, o flogosi, è, sostanzialmente, un meccanismo di difesa dell’organismo. Si tratta da una difesa innata che costituisce una risposta protettiva scaturita dall’azione pericolosa di agenti di carattere fisico, biologico e chimico. L’obiettivo dell’organismo con questa azione protettiva è eliminare il problema che ha causato un danno e il contiguo inizio di una restaurazione della zona lesa.

Perciò, il problema base dell’appendicite non è l’infiammazione in sé, ma ciò che la causa.

Cause dell’appendicite

Quando si parla di una patologia, non si può quasi mai pensare che ci sia una sola causa, ma si devono analizzare sempre diversi fattori. Solitamente, un’infiammazione all’appendice è causata dall’ostruzione del lume interno dell’appendice stessa. La conseguenza di questa problematica è che l’appendice si gonfia di pus e si infetta, provocando l’infiammazione.

Infiammazione appendice

Le fonti principale di ostruzione del lume dell’appendice possono essere diverse:

  • feci,
  • parassiti,
  • crescita anormale del tessuto linfatico (per esempio a causa del morbo di Crohn),
  • corpi estranei o noccioli (uva, ciliege, peperoni),
  • tumori.

Altri motivi causanti un’ostruzione, a sua volta causante un’appendicite, possono essere delle azioni virali nel tratto digestivo in questione, anche se è un’ipotesi molto difficile e, principalmente, l’occlusione è causata da feci calcificate non ben smaltite.

Un’appendicite infiammata non deve essere assolutamente sottovalutata. L’appendice fa parte dell’intestino crasso, per questo motivo si trova all’interno del peritoneo, che è la parete che circonda gli organi addominali. Se l’infezione, collocata nella zona dell’appendicite, si diffonde all’esterno, potrebbe andare ad attaccare questo tessuto, mandando l’organismo in una situazione di peritonite, ossia un’infiammazione del peritoneo, che può risultare anche fatale.

Per quanto riguarda i fattori di rischio riguardanti questa problematica, non c’è una fascia di età specifica che può essere più attaccata di altre. Tutti sono in condizione di poter contrarre un’appendicite, ma, statisticamente parlando, sembrano essere più soggetti persone dai 10 ai 20 anni d’età.

Sintomi dell’appendicite

Come ogni patologia, anche l’appendicite ha dei sintomi standard che fungono da campanelli d’allarme per chi ne soffre. Essendo dei sintomi molto precisi, non vanno ignorati o sottovalutati. Questo è essenziale per non incorrere in problematiche più gravi, come la peritonite, di cui sopra si è parlato.

Sintomi di un'appendicite

Innanzitutto, il primo sintomo da tenere ben presente è il dolore addominale, in particolare il dolore al fianco destro, che può avere di suo diversi significati. Questo, quasi invariabilmente, è il sintomo iniziale, il principale e anche uno dei più indicativi. Si caratterizza con fitte acute ed improvvise, molto forti, che possono portare anche al risveglio durante la notte, tanta è la forza.

La zona interessata è proprio quella dove si trova l’organo, quindi in basso a destra dell’addome: si avverte prima vicino l’ombelico, poi si muove sino alla zona in basso a destra dell’addome, quindi alla fossa iliaca di destra. Si tratta di un dolore caratteristico, che peggiora sempre di più, soprattutto che il soggetto si muove, fa atti respiratori profondi o se provoca contrazioni a livello addominale, quindi, per esempio, come in uno starnuto.

Si deve, però, tener conto di un fattore molto importante: meno del 50% dei pazienti presenta un dolore acuto che si muove dal basso verso l’altro e, inoltre, la zona del dolore varia anche a seconda dei casi e dell’età della persona. Quindi, per esempio, negli infanti e nei lattanti troviamo il dolore diffuso nella zona addominale, non localizzato nella fascia bassa dell’addome, mentre nei pazienti anziani e nelle donne in gravidanza il dolore è attenuato e potrebbero esserci anche situazioni di poca risposta alle manovre del medico.

Poi, ovviamente, ci sono altri sintomi importanti da tenere sotto controllo e che fanno, tutti insieme, arrivare alla diagnosi finale:

  • inappetenza,
  • nausea e/o vomito,
  • stitichezza o diarrea,
  • incapacità di espellere gas,
  • qualche linea di febbre che segue altri sintomi,
  • gonfiore addominale,
  • sensazione che la defecazione allevierà il disagio.

Ci sono poi ulteriori sintomi che possono essere confusi con altre problematiche che causano dolori addominali possono essere:

  • ostruzione intestinale,
  • malattie infiammatorie dell’intestino come il morbo di Crohn,
  • malattia infiammatoria pelvica e altri disturbi ginecologici,
  • aderenze intestinali.

Questi qui, infatti, sono le principali cause di dolori e gonfiori addominali. Il morbo di Crohn, in particolare, consiste in una colite ulcerosa. Si tratta, in pratica, di un’ulcera che, man a mano che degenera, può arrivare a mangiare la parte finale dell’intestino crasso, ossia del colon. Si tratta di una patologia genetica che, però, può tenere sotto controllo attraverso terapie specifiche a carattere cortisonico. Il cortisone, infatti, è un farmaco molto utilizzato in diversi campi. Per esempio, lo si usa anche per cose molto più semplici e comuni, come contro le punture d’insetto o contro forme allergiche.

Complicazioni di un’appendicite

Come già accennato in precedenza, l’appendicite è una patologia che, in casi di negligenza, potrebbe dare delle complicazioni abbastanza importanti. Questo perché si trova a contatto con diverse altre parti dell’intestino che potrebbe, attraverso al trasmissione dell’infezione, andare a corrompere.

Complicazione appendicite

La più comune tra tutte è la peritonite. Come detto sopra, il peritoneo è la parete che circonda gli organi addominali, perciò è a stretto contatto con l’appendice. Questa situazione di emergenza è causata dalla diffusione dell’infezione che si trova all’interno della sacca appendice. Questa diffusione avviene a causa dello scoppio dell’appendice stessa, che si era gonfiata precedentemente.

Vengono perciò rilasciati batteri all’interno dell’addome che possono causare, perciò, peritonite. Il peritoneo è uno strato molto sottile che racchiude molti organi della zona addominali che potrebbero essere, in caso di peritonite, in una situazione di pericolo. Un riversamento di questo genere all’interno della zona peritoneale, quindi, potrebbe compromettere la funzione di organi come il fegato, ma anche organi della zona pelvica, oltre che dell’apparato digerente.

La peritonite, essendo una tipologia di infiammazione diversa rispetto all’appendicite, riporta dei sintomi ancor più differenti. Qui se ne elencano alcuni:

  • forte e continuo dolore addominale,
  • nausea o vomito,
  • febbre elevata,
  • tachicardia,
  • mancanza di respiro e aumento della frequenza di respirazione,
  • gonfiore addominale.

In assenza di soccorso e trattamento immediato, il paziente potrebbe andare incontro a situazioni e complicanze che possono risultare anche fatali. Una delle cause più comuni e fatali in questo senso è un ascesso attorno all’appendicite scoppiata, quindi una raccolta di pus dolorosa causata dal tentativo dell’organismo di reagire all’infezione precedente.

Come diagnosticare un’appendicite

Come detto in precedenza, l’appendicite può risultare complessa da diagnosticare. Questo perché i sintomi non sono sempre gli stessi e possono manifestarsi in modi diversi che comprometterebbero il processo diagnostico. A complicare il tutto c’è anche il fatto che l’appendice, in alcune persone, si può trovare spostata rispetto a dove si è soliti trovarla.

Diagnosi appendicite

Per esempio, si può trovare nel bacino, dietro l’intestino crasso, intorno al piccolo intestino o vicino alla parte in basso a destra del fegato. Si deve tener conto, quando si cerca di capire i sintomi, che questi sono comuni ad altre situazioni patologiche, come, per esempio, gastroenterite oppure infezione delle vie urinarie. Perciò, le varianti in questa situazione sono tante.

Il medico che si trova a dover comprendere l’origine di tali problematiche, deve tener conto dei fattori di comparsa dei dolori, ma soprattutto dei risultati di alcune manovre specifiche e, per essere completamente scrupolosi, si può ricorrere ad esami e test di laboratorio.

Le manovre da praticare sono diverse e hanno tecniche diverse.

Manovra di Blumberg

Si tratta di quella più comune e più conosciuta quando si parla di diagnosticare un’appendicite. Questa manovra consiste nel fare una pressione nell’addome e di rilasciare, poi, in modo improvviso. Se c’è un’infiammazione, il processo dovrà avere come risultato un dolore acuto nel paziente.

Manovra di Rovsing

Questa manovra ha come protagonista sempre una pressione, questa volta nella fossa iliaca di sinistra, quindi nella parte bassa dell’addome di sinistra. Nella procedura la mano viene spostata lentamente verso l’alto fino ad arrivare a comprimere la parte riguardante il colon discendete. Se la manovra provoca dolore nella fossa iliaca di desta è sintomo quasi certo di un’appendicite acuta.

Manovra dello psoas

Questa manovra viene esercitata direttamente nella fossa iliaca di destra, dove si trova l’appendice, e viene praticata mentre al paziente viene sollevato l’arto a ginocchio rigido. Comporta la contrazione del muscolo dello psoas, che alla fine arriva a premere sull’appendice. Anche qui, se l’organo è infiammato c’è dolore.

Pressione su punti specifici

In particolare, la pressione viene esercitata sul punto di McBurney (anche qui deve provocare dolore) e anche nel punto di Douglas, accessibile nell’uomo per via rettale, mentre nella donna per via vaginale. Se l’appendice è in peritonite c’è forte dolore.

Come detto in precedenza, da queste manovre ci si deve aspettare dolore, ma, se non si è sufficientemente convinti e si vogliono avere delle certezze, si può ricorrere ad esami e test di laboratorio. Quindi, si parte innanzitutto da esami ematochimici. Essendo un’infezione, ci si aspetta che il livello di globuli bianchi sia molto alto.

Questo perché è il sistema immunitario ad occuparsi di affrontare le infezioni, attraverso l’aumento di globuli bianchi. Dagli esami ci si può anche aspettare disidratazione o squilibrio di fluidi ed elettrolitico. Si può procedere anche con un esame delle urine, che in alcuni casi è utile per evitare che ci sia una gravidanza in corso.

Per quanto riguarda  dei test più chiari, solitamente si fa anche un’ecografia per vedere se c’è un’ingrossamento nella zona dell’appendice.

Cura per un’appendicite

Le tipologia di manovre d’attacco contro un caso di appendicite possono essere, sostanzialmente, ridotte a due tipi: farmacologiche o chirurgiche. L’utilizzo di una o dell’altra di queste due tipologie di approccio, dipende sostanzialmente dalla gravità dell’infiammazione.

Chirurgia

Se la situazione è ancora in uno stadi controllabile, alcuni medici pensano sia possibile evitare un approccio chirurgico immediato e provare a far recedere l’infezione tramite l’utilizzo di antibiotici, che aiutano il sistema immunitario. Tuttavia, molti medici preferiscono un approccio chirurgico immediato che riesce a togliere il problema dalla radice.

Questo tipo di intervento prende il nome di appendicectomia, proprio perché si tratta, fondamentalmente, della rimozione dell’appendice. Ci sono, in sostanza, due metodi chirurgici con i quali si è soliti praticare quest’intervento: uno più vecchio e più invasivo e uno più moderno e più riduttivo.

Il primo prevede una laparotomia, con la quale si arriva a rimuovere l’appendice attraverso un’unica grande incisione nell’area inferiore destra dell’addome.

Il secondo metodo, invece, prende il nome di video-laparo-appendicectomia. Consiste nel praticare diverse incisioni più piccole dalle quali verrà estratta l’appendice con appositi strumenti chirurgici. Questo metodo riduce in particolare molte complicazioni post operatorie, ma se l’appendice è molto gonfia può essere anche non praticabile.

In entrambi i casi, si pratica un’anestesia generale, quindi il paziente non è cosciente. Nel caso in cui ci sia un ascesso, causato dall’organismo che cerca di combattere l’infezione, il chirurgo può pensare o di eliminarlo durante l’intervento o, in alternativa, di drenarlo anticipatamente. Lo si può drenare attraverso un tubo inserito nella parete addominale che deve essere lasciato a compiere il suo lavoro per circa due settimane, con contemporanea assunzione di antibiotici per contrastare l’infezione. L’intervento, in questo caso, viene eseguito 6 o 8 settimane dopo, quando l’infezione è totalmente sotto controllo. In questo caso, verrà rimosso il rimanente dell’appendicite scoppiata.

Dopo interventi di questo genere, si consiglia di evitare per un po’ intensa attività fisica, per favorire la guarigione dei tessuti. Il tempo di convalescenza, in questo caso, è di circa due settimane. Dopodiché si può tornare alla vita di sempre.

Come agire se si pensa di avere un’appendicite

Se si pensa di avere qualcuno dei sintomi sopra elencati o di essere in una situazione analoga a quella descritta, bisogna immediatamente contattare il proprio medico curante e spiegare la situazione. In caso di dolore acuto e persistente, conviene sempre recarsi in urgenza al pronto soccorso.

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