Lo yoga è utile per riabilitare i detenuti

Lo yoga è utile per riabilitare i detenuti: ecco i dati di recenti ricerche in vista della Giornata Internazionale dell'educazione in carcere

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Il 13 ottobre si celebra la Giornata internazionale dell’educazione in carcere, un giorno per parlare di tematiche legate alla riabilitazione fisica e mentale dei detenuti. Lo sapete che recenti studi hanno scoperto che lo yoga può essere una disciplina utile anche in questo caso?

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Secondo quanto è emerso dai dati resi noti dal Ministero della Salute, il 40% dei detenuti soffre di disturbi psichici, provocati da forme di dipendenza da sostanze, problemi nevrotici e di adattamento. Altre ricerche, invece, sostengono che per il loro recupero potrebbero essere molto utili delle sedute di yoga.

Una ricerca della Oxford University pubblicata sulla BBC svela che sessioni prolungate di yoga in carcere migliorano lo stato di salute mentale dei detenuti, riducendo i livelli di ansia e di depressione. E ridurrebbero ance la recidiva. 50mila persone che vivono nelle carceri italiane, secondo i più recenti dati ISTAT, potrebbero beneficiarne.

Una ricerca della Washington State University pubblicata su Science Daily aggiunge che praticare yoga in prigione aiuta chi è recluso a creare rapporti migliori con i propri compagni di cella, migliorando la propria autostima, riducendo i comportamenti aggressivi e antisociali.

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Andrea Di Terlizzi, fondatore di Inner Innovation Project, tra i massimi esperti in Italia di Yoga e scienze antiche, spiega: “La pratica dello yoga può essere un valido aiuto per compensare i numerosi problemi psicofisici generati dalla carcerazione. Molto spesso si crea un circolo vizioso che nel tempo può solo aggravarsi ed è per questo che l’apprendimento di una corretta respirazione può mitigare disturbi fisici e stati di tensione crescente. L

a mia personale esperienza nel carcere di San Vittore a Milano e in quello di Cremona, risalente agli anni ’80, ha portato alla luce un fenomeno rilevante, ovvero che i carcerati, così come le persone libere, possono aver sentito parlare di Yoga e Meditazione oppure non saperne nulla. Tendono subito ad accogliere positivamente o respingere colui che potrebbe insegnarli queste discipline e il fattore rapporto è più importante della pratica in sé. Per questo motivo ci tengo a sottolineare che l’azione riabilitativa dello Yoga non dipende unicamente dall’efficacia della disciplina trasmessa ma soprattutto dall’esperienza di chi la comunica e, nel caso dei detenuti, e dalle sue capacità empatiche nello stabilire con loro il giusto rapporto”.