Essere donna oggi costa di più: ecco a voi la tassa rosa

Dagli assorbenti ai rasoi femminili, tutte le discriminazioni di prezzo dei prodotti femminili

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A quanto pare essere una donna è un lusso. A dirlo sono i prezzi dei prodotti indirizzati alle consumatrici, spesso e volentieri più costosi rispetto a quelli maschili. Ecco perché le donne di tutta Europa manifestano contro quella che è stata definita pink tax, la tassa rosa, ovvero una (immotivata) maggiorazione di prezzo sui prodotti femminili.

Cosa succede in Italia

Sono giorni che il deputato di Possibile, Giuseppe Civati, viene preso in giro per aver depositato un provvedimento che richiede la classificazione degli assorbenti igienici come beni di prima necessità, come il pane, la pasta, l’acqua o il latte.

I problemi dell’Italia sono altri” ribattono gli avversari politici.
Fatto innegabile, ma ciò non toglie che il problema della tassa rosa (nel caso degli assorbenti definita tampon tax) sussista, tenendo presente che il vero problema riguardante il prezzo degli assorbenti non è tanto il costo in sé (comunque generoso visto che, arrotondando per difetto, una donna tra i 16 e 50 anni spende mediamente 4€ al mese in assorbenti), quanto l’IVA applica. 22% signore, fiscalmente parlando non è riconosciuto come bene di prima necessità, nonostante nessuna donna possa farne a meno; e non stupisce che nell’ultimo periodo sempre più donne facciano affidamento a coppe mestruali o altri sistemi riutilizzabili anziché usa e getta.

Giuseppe Civati

E mentre nel nostro paese un politico viene denigrato perché richiede ufficialmente l’abbassamento dell’IVA dal 22% al 4% sui prodotti igienici femminili, noi donne italiane stiamo ferme a braccia conserte, mentre le nostre colleghe francesi e inglesi sono scese svariate volte in piazza accusando i proprio governanti. A seguito di una manifestazione tenutasi a novembre, all’inizio del dicembre dell’anno scorso il governo francese ha abbassato l’IVA sugli assorbenti dal 20 al 5,5%, rinunciando a 55 milioni di euro l’anno.

Stesse manifestazioni si sono svolte in Inghilterra dove stavolta la polemica non ha portato a esiti positivi, ma questo perché richiesta e situazione di partenza erano differenti: la proposta infatti chiedeva la totale abolizione dell’IVA sugli assorbenti (assorbenti esentasse per tutti!), infattibile secondo le normative di credito Europeo; inoltre bisogna ricordare che il  governo laburista di Tony Blair nel 2002 aveva portato una riduzione dell’IVA sui prodotti sanitari dal 17,5 al 5%.

Manifestazioni a Londra contro la Pink Tax

Prodotti e maggiorazioni

Andando più a fondo nella questione, emerge che il problema non riguarda solo il prezzo degli assorbenti, ma si estende a tutta una serie di prodotti il cui prezzo varia a seconda del consumatore a cui è indirizzato… e ovviamente indovinate chi paga di più?

L’esempio che molti fanno è quello dei rasoi, ripreso anche con un Tweet dal ministro per le Pari opportunità francese Pascale Boistard: nella foto vengono mostrati infatti due confezioni di rasoi Monoprix, dove quello destinato alle donne ne contiene cinque al costo di 1,80 euro, mentre quello per uomini ne contiene 10 e costa 1,72 euro. Effettivamente l’esempio può essere un po’ fuorviante perché la frequenza con cui un uomo si fa la barba non è la stessa con cui una donna si fa la ceretta, ma stiamo parlando di due modelli di rasoio perfettamente identici.

Altro esempio di rasoi con prezzi diversi

Per non parlare di profumi, cosmetici, prodotti sanitari, abbigliamento (specialmente per bambini) e giocattoli. Guardando i singoli prodotti noi donne spendiamo il 13% in più per i prodotti per la cura personale e gli accessori, l’8% in più sui prodotti per la casa, il 4% in più per i vestiti dei bambini, l’8% in più per l’abbigliamento per adulti e il 7% in più per i giocattoli.

Brutti luoghi comuni

Stando a diversi studi psicologici, ricerche ed esperimenti fatti in tutto il mondo, la tassa rosa è frutto di una serie di luoghi comuni e tacite discriminazioni operate quotidianamente. Chi lavora nel settore marketing è convinto che facendo leva sulla vanità del gentil sesso si può convincere facilmente una donna all’acquisto, facendole magari credere che più un prodotto è specifico più sono i vantaggi che se ne trarranno; i rivenditori di auto solitamente propongono prezzi più alti alle donne poiché convinti che la cliente non sia capace di valutare il reale prezzo di un’auto e le assicurazioni per infortunio o malattia costano di più alle donne poiché per natura noi viviamo semplicemente di più.

Fa ridere ma sembra un episodio di “Ok il prezzo è giusto”

Guardando i report fiscali provenienti da tutto il mondo la situazione effettivamente scoraggia un po’: nella speranza che i nostri assorbenti subiscano una detassazione consistente nel prossimo futuro, una solidale e coerente forma di protesta potrebbe essere quella di acquistare per noi stesse prodotti da uomo: del resto nessuno verrà mai a controllare se i rasoi che avete nella doccia sono da uomo a da donna… anche se il vostro fidanzato potrebbe confondersi un po’!

 

Credits: popsugar.com, huffpost.com, fox6now.com, buzzsouthafrica.com, nonsprecare.com, change.org, youtube.com