La storia del piccolo Xavier

"Ho lasciato Xvier con suo padre, mai immaginando dinanzi quale pericolo lo stessi mettendo"

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“Sono una mamma come voi ed ho deciso di raccontarvi la mia storia. Il mio bambino, Xavier, è nato 4 settimane prima perché non cresceva. La mia gravidanza è stata molto stressante, non solo perché era a rischio, ma perché mi sono ritrovata a vivere una brutta relazione con suo padre, dopo che ho scoperto che non mi era stato fedele…

Lo stress e la rabbia hanno influito sulla mia gravidanza, influenzando il mio benessere e quello di mio figlio. Dopo mesi di sofferenza, però, ce l’abbiamo fatta e Xavier è nato perfettamente sano. E’ rimasto sotto osservazione per circa quindici giorni, dopo i quali ci hanno rimandato a casa. Per i primi tre mesi, tutto è andato bene, poi però io dovevo tornare al lavoro e avevo bisogno di una soluzione. Suo padre veniva a vederlo un paio di ore al giorno, ma adesso avevo bisogno del suo aiuto. Lui lavora di notte, così gli ho proposto che lui lo avrebbe guardato di giorno, mentre lavoravo e io di notte. Lui ha accettato ed io ero tranquilla, mai immaginando dinanzi quale pericolo stessi mettendo il mio bambino. Durante il primo giorno di lavoro, mi ha mandato un sms, chiedendomi se lo poteva uccidere. Una battuta scherzosa, ho pensato… dopo un po’, erano circa le 14:30, quando mi ha mandato un altro sms, uno di quelli che una madre non vorrebbe mai ricevere…. mi ha scritto: ‘torna a casa, Xavier ha smesso di respirare… sto andando in ospedale, gli stavo dando il latte e ha iniziato a soffocare.’ In lacrime ho radunato le mie cose e ho spiegato al mio capo che dovevo correre da Xavier. Quando sono arrivata, ho sentito il pianto del mio bambino, era vivo, quindi ho fatto un sospiro di sollievo. 

Sono entrata nella stanza, il mio bambino era circondato da un intero team medico. Gli ho preso la manina, era pallido e freddo, c’era qualcosa che non andava… Lo hanno portato a fare i controlli, mentre io e suo padre siamo rimasti ad attendere con ansia. Non riuscivo a trattenere le lacrime. 

Ho guardato suo padre e ho preteso spiegazioni, l’unica cosa che ripeteva era: ‘gli stavo dando il latte… non lo so…’

Alle 22:00 lo hanno trasferito in un altro ospedale, mentre noi siamo stati interrogati dalla polizia. Stavano sospettando di qualcosa e ci stavano accusando di abusi sui minori. Mi hanno detto che aveva un emorragia cerebrale a causa di un trauma non accidentale. Ero infuriata. Xavier è stato messo in coma farmacologico per due settimane, mentre i medici lavoravano incessantemente per fermare le convulsioni. 

Continuavano a dirmi che probabilmente sarebbe rimasto cieco e non avrebbe mai camminato. Dopo diciassette giorni, siamo tornati a casa. Non ho permesso a suo padre di vederlo, volevo la verità. Alla fine, è stato arrestato. Ancora non so cosa sia realmente accaduto quel giorno e probabilmente non lo scoprirò mai. Sono passati tre mesi, in cui non ho smesso un solo secondo di prendermi cura di Xavier. Mia madre è venuta a vivere con me, per aiutarmi con il lavoro. Ogni giorno abbiamo visite mediche, non immaginavo di ritrovarmi a vivere un incubo del genere. Ogni notte ho gli incubi, sogno che lui muoia. Vivo nel terrore… se non passano due anni, non saprò mai se ne uscirà o se vivrà da vegetale. Il mio mondo sta crollando, ma lui è la ragione per cui mi alzo ogni mattina. La cosa più brutta è che è tutta colpa mia, non avrei dovuto lasciarlo nelle mani di suo padre, ma come potevo immaginarlo? Ringrazio il Signore ogni giorno, perché nonostante tutto, Xavier è al mio fianco.”

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