Julieta, perchè il nuovo film di Almodovar non convince

 

Tra i film in sala attesi per il 26 Maggio c’è Julieta, il nuovo film di Pedro Almodovar presentato in anteprima alla 69° edizione del Festival di Cannes. Questo melodramma ambientato a Madrid sembra essere nato sotto una cattiva stella, risultando un flop in Spagna dove è uscito l’8 aprile. Molti hanno dato la colpa alla questione dei Panama Papers che si è verificata proprio nello stesso periodo di uscita del film, travolgendo come un uragano la popolarità e il box office di quest’ultimo.
Tuttavia anche il pubblico di Cannes e la stampa internazionale hanno espresso un parere fortemente contraddittorio sul film che, come ha scritto The Guardian, “è poco avvincente” e non rispecchia la creatività e l’intensità di un regista che ha realizzato capolavori come Tutto su Mia Madre e Parla con Lei.

julieta pedro almodovar
Julieta, Pedro Almodovar

Due facce dello stesso dolore

Emma Suarez e Adriana Ugarte interpretano lo stesso personaggio in epoche diverse, per una storia che si sviluppa su due piani temporali traendo spunto da tre racconti brevi scritti dal Premio Nobel Alice Munro. Una professoressa ormai adulta non ha più alcun rapporto con la figlia da molti anni, ma un giorno incontra una persona del suo passato e torna in lei la voglia di ritrovare la ragazza per riscattarsi una volta per tutte da un dolore troppo grande. A soli 18 anni, infatti, la figlia è scappata abbandonandola senza una spiegazione e Julieta decide così di fermarsi e scrivere una lunga lettera, ripercorrendo la sua vita dal concepimento di Antia fino al momento presente.

Almodovar sceglie di raccontare l’evoluzione emotiva di questa donna che, dapprima spensierata e romantica, si getta in una profonda depressione faticando nel trovare un motivo per andare avanti. E’ vittima di una serie di eventi drammatici che lasciano su di lei delle profonde ferite, causa inevitabile di un graduale cambiamento personale. La prima scelta curiosa del regista spagnolo è l’idea di coinvolgere due attrici per interpretare lo stesso ruolo, quando il trucco sarebbe stato perfettamente in grado di adattare la Julieta di ieri con la Julieta di oggi, evitando di confondere il pubblico che avverte un brusco distacco dalla storia e dal personaggio.

Un Almodramma imperfetto

Una “caduta di stile” di Pedro Almodovar si era già verificata con Gli Amanti Passeggeri nel 2013, ma con Julieta l’artista ritrova l’ispirazione tornando a raccontare l’universo femminile come ha fatto nei suoi lavori migliori, peccando però nella stesura della sceneggiatura. Alcuni dialoghi e confronti tra i vari personaggi sembrano seguire la formula di una telenovela, piuttosto che di un film diretto da un maestro della settima arte. Il tessuto narrativo risulta superficiale e approssimativo, con dei personaggi emotivamente piatti per non dire inesistenti. Solo la protagonista Julieta sembra provare emozioni e risentire dell’abbandono, della perdita e dei vari avvenimenti che le accadono intorno. “Si tratta di un drama seco, sin gritos” ha detto Almodovar durante la conferenza stampa di Cannes, per spiegare che non voleva far piangere gli attori poiché “lo strazio non doveva coinvolgere i muscoli facciali e le emozioni dovevano essere sotto controllo come fanno i soldati”. Ma questa sottrazione ha inciso anche sul cuore e il ritmo del film.

julieta film 2016
Julieta, film del 2016

Le tinte estreme della fotografia che invadono lo schermo con un rosso e un blu dominanti e potenti denunciano la mano di Almodovar dietro le quinte, sottolineando ancora una volta l’influenza della cultura pop degli anni ’70 nel suo cinema. Il problema è che Julieta non lascia il segno e ci si chiede quale sia esattamente l’utilità di un film come questo. Sembrano tristemente lontani i turbamenti adolescenziali della Mala Education, l’analisi dell’identità de La Pelle che Abito e altre peculiarità del cosiddetto “almodramma” che ha conquistato in passato.

Tutti i grandi attraversano momenti di crisi creativa, ma in questo caso Almodovar sembra aver bisogno di rispolverare semplicemente quello stile sensuale, colorato e coraggioso che lo ha messo sotto i riflettori nel corso degli anni anche per il suo modo di raccontare argomenti scomodi e complicati. La lussuria, la diversità, l’integrazione e i rapporti umani corrotti o vissuti nel profondo di un sentimento sincero, hanno sempre fatto parte dei suoi film e in Julieta è come se Almodovar si fosse arreso, accontentandosi di un copione appena sufficiente e un cast rimediato in cui brillano solo le due protagoniste. Da un regista come lui ci si aspetta di più.

di Letizia Rogolino