L’uomo che rubò Banksy, trailer

Il trailer de "L'uomo che rubò Banksy", il documentario raccontato con la voce di Iggy Pop.

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L’uomo che rubò Banksy arriva nelle sale cinematografiche italiane. Il documentario di Marco Proserpio approda al cinema nei giorni di martedì 11 e mercoledì 12 dicembre 2018, per parlare di un fatto che forse non molti conoscono e che riguardano proprio il più famoso street artist. La voce di Iggy Pop accompagna alla scoperta di una vicenda contemporanea, per quello che è un evento molto atteso.

L'uomo che rubò Banksy

The Man Who Stole Banksy, titolo originale del film con Iggy Pop, Carlo McCormick, Walid Zawahrah, Mikael Cawanati, Stephen Keszler, distribuito da Nexo Digital nelle sale cinematografiche italian, è una storia che ci porta in Palestina, dove lo street artist nel 2007 ha deciso di firmare muri di edifici privati e pubblici del paese.

Banksy pone così l’attenzione su una guerra, quella israelo-palestinese, che doveva essere giunta a una fine con la costruzione di un muro, una barriera che dal 2003 separa i due territori. Uno dei suoi murales, Donkey’s Documents, è stato molto criticato perché rappresenta un militare israeliano che controlla i documenti di un asino. C’è chi si è sentito offeso da quel disegno.

C’è chi pensa che i suoi murales siano una manna dal cielo, perché si possono così vendere più souvenir, mentre altri parlano di una vera e propria rivoluzione da parte di uno dei più apprezzati artisti internazionali. E poi c’è anche chi decide di rimuovere l’opera per metterla all’asta su eBay al prezzo di 100mila dollari e magari usare quei soldi per aiutare i profughi che vivono in campi fatiscenti della zona.

L'uomo che rubò Banksy

Dopo Exit Through the Gift Shop (2010) e Banksy Does New York (2014), ecco un altro film dedicato all’opera del grande artista. Il regista Marco Proserpio sfrutta questo fatto e l’artista per parlare non solo di arte, ma anche di questioni di portata internazionale importante come il delicato tema Israele-Palestina.

Ci sono voluti sei anni per girare questo documentario per seguire quest’opera d’arte di Banksy che, fuori dal suo contesto di nascita, perdeva anche tutto il suo valore. E il suo significato.