Renato Zero

Renato Zero confessa la molestia subita: “Da bimbo fui traumatizzato da un uomo”

Il grandissimo artista a distanza di anni confessa la molestia subita quando era solo un ragazzino

Renato Zero di recente ha confessato un aneddoto delicato che l’ha visto protagonista in prima persona e che ha segnato il suo cuore per sempre. Il grandissimo artista nel corso della sua carriera ha conquistato milioni di italiani grazie alla sua immensa voce e alla sua gentilezza infinita.

Nel corso degli anni Zero ha nascosto e cercato di dimenticare un episodio negativo subito quando era ragazzo. Quest’ultimo infatti, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere, raccontando la sua infanzia e i ricordi che porta nel cuore con amore e con tristezza.

Renato Zero

Tra i vari racconti c’è anche un episodio negativo che ha deciso di riportare all’interno del famoso brano ‘Qualcuno mi renda l’anima’ datato 1974. Per via di questa canzone Renato Zero ha subito diverse critiche e offese da parte di persone che non credevano alle sue parole.

Renato Zero confessa la molestia subita

All’interno dell’intervista Renato ha così racconta le molestie subite da parte di un uomo quando era ragazzo. Un racconto importante e allo stesso tempo pieno di rabbia per un’azione che, non sarebbe mai dovuta accadere.

Renato Zero racconta così che: “La gente mi diceva: Perché parli dei pedofili se non ci sono? Spesso per scrivere le mie canzoni si accendono le foto della memoria. Un giorno mi trovavo a piazza Augusto Imperatore con la retina per le farfalle e il mio cane”.

Renato Zero

“Un signore con la patta sbottonata mi chiese: ‘perché non vieni qui a prendere le farfalline?’. Immagini un bambino che assiste a una cosa del genere… Il Renato adulto porterebbe quel signore al commissariatospiega il cantante.

Un momento davvero triste e difficile per il grande artista che da piccolo non aveva idea di come questo avrebbe segnato la sua vita. Ora, a distanza di tantissimi anni Renato è riuscito ad ottenere la sua libertà tanto pretesa: “La mia libertà l’ho pretesa. Se sei padrone del tuo lavoro nessuno può pilotare il tuo pensiero e la tua personalità”.