la storia del cane Muso

Muso, il cane adottato durante il lockdown e poi ridotto in gravi condizioni

Questa è la storia di Muso, un povero cane adottato durante la Pandemia e poi lasciato in balia di se stesso e ridotto in condizioni orribili

È stato chiamato Muso ed è l’ennesima vittima della crudeltà degli esseri umani. Qualcuno lo ha adottato durante la prima ondata del Coronavirus, ma poi lo ha ridotto in condizioni indescrivibili.

la storia del cane Muso

Quando i volontari dell’Oipa lo hanno trovato, il cucciolo pesava soltanto 28 kg. Un cane della sua età avrebbe dovuto pesarne almeno 40.

Non aveva più le forze, aveva il muso segnato da un cerchio senza pelo, come se gli avessero stretto un nastro o un filo, fino a bloccargli la circolazione.

la storia del cane Muso

Forse quella che avrebbe dovuto essere la sua famiglia umana ha pensato che chiudergli la bocca, gli avrebbe impedito di abbaiare.

Le guardie zoofile dell’Oipa delle Marche hanno spiegato:

La sua proprietaria si è giustificata davanti al suo grave stato di sottopeso, attribuendo la sua magrezza a inappetenza. Ma il cagnolino in nostra presenza è risultato molto vorace.

Non potendo lasciarlo in quelle condizioni, i volontari hanno deciso di sequestrare il povero Muso e di affidarlo ad un rifugio.

la storia del cane Muso

Oggi si sta ancora riprendendo e quando avrà riacquistato peso e soprattutto riacquistato fiducia negli esseri umani, i volontari si occuperanno anche di trovargli una famiglia amorevole, che si prenderà cura di lui ogni giorno e che gli farà dimenticare il suo triste passato.

Sapete quanti cani come Muso ogni giorno soffrono per colpa della crudele mano di un essere umano? Il maltrattamento nei confronti degli animali è un reato previsto dal codice penale.

Chiunque per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o con una multa da 5.000 a 30.000 euro.

La vicenda si è rapidamente diffusa sul web ed ha fatto infuriare migliaia di amanti di animali e non solo.