Omicidio di Colleferro, Alessio Sakara difende l’MMA: “Quei due ragazzi sono le mele marce dello sport”

Il conduttore di Tu si que Vales, ma soprattutto campione di MMA parla del brutale omicidio di Colleferro difendendo lo sport in sé

Il campione di MMA, Alessio Sakara, conosciuto al grande pubblico come uno dei co-conduttori di Tu si Que Vales, ha commentato il brutale omicidio di Colleferro definendo gli assassini del povero Willy solo due mele marce dello sport che ormai pratica da anni.

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Alessio Sakara non usa mezzi termini per descrivere i quattro ragazzi che hanno massacrato di botte Willy, il giovane 21 enne che voleva solo difendere un amico.

Omicidio Colleferro

Tra i 4 assassini ce ne sono due che praticano l’MMA da anni, sport di cui Alessio Sakara è campione pluripremiato. A tal proposito ha difeso la categoria spigando che in tutte le cose ci sono delle mele marce. In un’intervista rilasciata a Fanpage.it ha dichiarato:

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Non li conosco personalmente. Dovrebbero avere combattuto contro un mio allievo in una serata durante la quale c’era stato del casino. Nell’ambiente, ne ho sentito parlare la volta in cui avevano combattuto e ieri, quando c’è stato il pestaggio di Willy.

Quest’episodio cattura l’attenzione del giornalista che quindi cerca di approfondire. I due non erano estranei alle forze dell’ordine per rissa e vari problemi legati sempre alla violenza. Anche sul ring non erano diversi. Sebbene sia uno sport da combattimento, il rispetto è tra una delle cose fondamentali delle arti marziali miste. Sakara prosegue:

Foto di Alessio Sakara

C’era stato un casino nell’arena quel giorno perché il pubblico era euforico. In questo sport la colpa, il più delle volte, la attribuisco a chi non sa insegnarne i valori, a chi permette ai suoi allievi di fare ciò che vogliono al di fuori della palestra. Ed è sbagliatissimo perché il nostro è uno sport di rispetto, marziale, come la boxe.

Alessio Sakara, un esempio per lo sport

https://www.instagram.com/p/CE15f5lqNp9/

Il conduttore è da sempre impegnato alla lotta contro il bullismo. Come conferma anche al giornale, il valore più importante è la lealtà e saper usare le mani solo quando richiesto sul ring.

Parlo di bullismo nelle scuole da anni. Il problema di questo sport è il modo in cui viene insegnato. Si tratta già di una disciplina che viene percepita come “dura”, ma il nostro è uno sport che insegna tantissimo. L’unico atto di coraggio in questa vicenda è stato quello di Willy, il ragazzo che è morto. Gli altri sono dei pusillanimi, cinque contro uno non dovrebbe mai accadere, a prescindere dalle arti marziali.

Il fatto di praticare questo sport è un’aggravante: chi lo pratica sa che non può colpire le persone. Un atleta o un pugile professionista, per legge, non può litigare per strada. A prescindere dalla legge, esiste una regola non scritta che insegniamo ai ragazzi e che vieta di litigare per strada. Noi possiamo solo difenderci o difendere le persone. Se qualcuno ci dà un pugno, sappiamo come difenderci o evitarlo.