Colline Prosecco Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità Unesco

Le Colline Prosecco Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell'Umanità Unesco: ma noi italiani non lo abbiamo mai dubitato

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Le Colline Prosecco Conegliano Valdobbiadene sono Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Perché sono uniche, il mondo ce le invidia e danno vita a uno dei vini più amati in tutto il mondo. Ma del resto, tutta l’Italia dovrebbe diventare patrimonio dell’Unesco. Se non altro per proteggere il suo ricco patrimonio naturale, culturale, artistico, gastronomico.

Colline Prosecco Conegliano Valdobbiadene

Dopo 11 anni e dopo aver speso un milione di euro di risorse pubbliche e private, ce l’abbiamo fatta. Le Colline Prosecco Conegliano Valdobbiadene sono diventate ufficialmente patrimonio dell’Umanità Unesco. E la notizia non potrebbe arrivare in un momento migliore, dal momento che la denominazione compie 50 anni, essendo arrivata nel 1969 (nel 2009 è diventata da DOC a DOCG).

A Baku l’annuncio dell’inserimento delle Colline Prosecco Conegliano Valdobbiadene nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Un successo per una bellissima zona d’Italia e per il consorzio di tutela. In Italia solo l’area vitivinicola di Langhe-Roero e Monferrato può vantare lo stesso riconoscimento (dal 2014). In tutto il mondo sono solo 8.

Innocente Nardi, presidente del Consorzio Docg, spiega: “Noi siamo il nono e io sono molto soddisfatto. Attualmente i vigneti e le colline del Prosecco Docg ogni anno arrivano circa 400mila turisti. Pensiamo che l’effetto Unesco porti un potenziale di crescita fino al 20% in più all’anno. Il che significa raddoppiare le presenze nel giro di cinque anni“.

Colline Prosecco Conegliano Valdobbiadene

Perché ottenere questo riconoscimento Unesco è importante per una soddisfazione personale, ma anche come ritorno economico. E i comuni che rientrano nell’area interessata stanno già investendo per migliorare i percorsi gastronomici, l’accoglienza e l’esperienza in cantina.

L’industria del Prosecco Doc vale 464 milioni di bottiglie e 2,5 miliardi di euro all’anno, mentre la Docg 90 milioni di bottiglie per un totale di 520 milioni di euro a valore. Nel primo caso sono 9 le province coinvolte, nel secondo caso si parla solo di 15 comuni.

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