Pena esemplare per Alessia Pifferi

Creme, profumi, soldi, decine di regali destinati ad Alessia Pifferi: cosa sta succedendo

Per molti Alessia Pifferi è un mostro, che ha lasciato morire la figlia. Ma per altri è una donna sola e spaventata, che ha bisogno d'aiuto

Sono arrivate decine di regali destinati ad Alessia Pifferi e inviati allo studio del suo legale Solange Marchignoli. Tante le persone che hanno voluto aiutare la donna di 37 anni, arrestata per aver lasciato la figlia di 10 mesi in casa da sola per 6 giorni.

Pena esemplare per Alessia Pifferi

La piccola Diana è morta di stenti, di fame e di sete, da sola e nessuno in quei lunghi giorni ha sentito il suo pianto disperato.

L’opinione pubblica è accanita nei confronti di Alessia Pifferi, una madre che non si è curata della figlia per godersi una settimana insieme al suo compagno, lontana da casa. Ma c’è anche chi la sostiene. Persone che hanno scelto di aiutarla, perché sanno che quella donna è stata abbandonata da tutti. Dalla sua famiglia e anche dal suo compagno, al quale aveva detto di aver lasciato la bimba alle cure della sorella.

Pifferi Alessia

Profumi, creme, balsami, smalto per unghie, elastici, libri da leggere e denaro. Queste sono le cose che Alessia Pifferi sta ricevendo in prigione.

La solidarietà per Alessia Pifferi

Ad attivare la solidarietà di queste persone, che hanno descritto la madre 37enne come “sola e spaventata“, sono state le parole dei legali davanti alle telecamere televisive. Alessia Pifferi è confusa, non riesce ancora a realizzare cosa sia accaduto e tutti l’hanno lasciata sola.

Anche la detenuta Sara Ben Salha, arrestata perché coinvolta in una faida tra rapper e detenuta vicino alla Pifferi, ha raccontato di averle parlato e che, secondo il suo parere, non è affatto un mostro. Secondo la pregiudicata, la madre di Diana trascorrerebbe il tempo a fissare il soffitto, a piangere e a domandarsi perché la sua famiglia e il suo compagno le abbiano voltato le spalle.

Sara Ben Salha sulla madre della piccola Diana

Gli avvocati hanno richiesto il colloquio per una perizia psichiatrica, con un esperto, ma il Gip ha rifiutato. Secondo le autorità, al momento dell’arresto Alessia Pifferi era ben consapevole di ciò che aveva fatto: “Sapevo che sarebbe potuto succedere”. Queste le sue prime parole, per questo è stata definita in grado di intendere e di volere.