Episiotomia senza consenso

Episiotomia senza consenso, il racconto del parto di una donna

Ecco cosa ha detto questa neo mamma

Questo è il racconto del parto di una donna che ha detto che durante quel momento tanto delicato un dottore le avrebbe praticato un’episiotomia senza il suo consenso. Come lei molte altre neo mamme sono state sottoposte alla stessa tecnica, che serve per poter rendere più agevole il passaggio del bambino durante la nascita.

Episiotomia senza consenso

Il primo ottobre 2016 per far nascere suo figlio, questa donna ha subito un’episiotomia senza il suo consenso. Dopo 23 ore di travaglio nessuno le ha detto che avrebbero tagliato per facilitare l’espulsione del suo bambino. Aveva anche avuto un’epidurale quindi non lo poteva sentire, ma lo ha sentito ugualmente.

Il marito accanto a lei, mentre le teneva la mano, ha chiesto, come ha fatto la donna, al medico 50enne perché l’avesse tagliata senza il suo permesso.

Ho sentito il mio sangue ribollire di rabbia. Potevo sentire anche la rabbia di mio marito crescere. Gli ho stretto la mano e ho detto: “Non possiamo farlo ora”.

Dottori e infermiere in quell’attimo si sono fermati guardandosi. Poi la donna ha sentito un’altra contrazione e ha dato alla luce suo figlio Charlie. Mentre cercava di non pensare a quel taglio, il medico intanto con volto imbronciato la ricuciva senza attenzione e cura.

Poco prima del taglio pare che il dottore le abbia detto di fare in fretta, perché alle 19 avrebbe avuto un impegno. Erano le 17.30 e il bambino è nato con quel piccolo taglio intorno alle 18.45. Nessuno le aveva detto niente.

Charlie e la sua mamma

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La donna ha raccontato di aver sofferto molto per un anno intero, riuscendo poi a venirne fuori raccontandosi e anche grazie alla nascita del secondo figlio, scegliendo un’ostetrica che non le praticasse nulla senza informarla.

Anche questa volta non è stato facile: crescere due bambini, con il marito che lavora, un fratello con autismo da aiutare, la mancanza di sonno. Di nuovo la depressione post partum e nessuno che la aiuta, fino a quando non ha chiamato un terapista finalmente le ha permesso di non sentirsi in colpa, ma di ascoltarsi e crescere con i suoi figli. Perché la maternità è dura e chiedere aiuto è fondamentale.