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Monia Bortolotti e i due figli morti: i sospetti del compagno da alcune intercettazioni

I dubbi del compagno di Monia Bortolotti, da alcune intercettazioni telefoniche: non le ha mai fatto la domanda diretta

Gli inquirenti hanno fatto tutte le indagini del caso, che poi alla fine hanno portato all’arresto di Monia Bortolotti, mamma 27enne. Risulta essere accusata del reato di duplice infanticidio, poiché entrambi i suoi figli Alice di 4 mesi e Mattia di 2 mesi, sono deceduti in modo anomalo.

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Il compagno Cristian Zorzi, in alcune telefonate con lei, le parlava dei suoi sospetti, ma non ha mai fatto una domanda diretta, se era la responsabile di queste perdite così gravi.

L’uomo in questi giorni, ha scelto di rimanere lontano dalle telecamere. Si è chiuso in casa, nel suo dolore, visto che la donna che aveva al suo fianco e la madre che aveva scelto per i suoi figli, per la Procura è accusata di un grave reato.

Da ciò che riporta Il Corriere della Sera, gli agenti hanno fatto tutti gli accertamenti del caso. Hanno anche messo sotto controllo i telefoni dei sue genitori, poco dopo aver eseguito l’autopsia sul corpo del piccolo Mattia.

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Qui hanno scoperto che l’uomo aveva dei dubbi sulla compagna, ma non le ha mai posto la domanda, se era stata lei a commettere i delitti.

L’arresto di Monia Bortolotti e la separazione con il compagno

Nella mattina del 4 novembre, gli agenti si sono recati nella casa della coppia a Pedrengo. Però una volta lì, hanno scoperto che in realtà Monia non viveva più in quell’abitazione, ma in quella del padre.

La coppia aveva deciso di separarsi circa un mese fa. Un’amica della donna, intervistata da Quarto Grado, ha detto di averla incontrata solo 4 giorni prima del suo arresto e che le aveva confessato di essersi lasciata.

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La donna ha detto che in realtà Cristian le era sempre stato vicino e non l’aveva mai lasciata sola. Tuttavia, in questo ultimo periodo, visti anche i sospetti della Procura, ha deciso di rimanere solo, per pensare a sé stesso.

Ora Monia si trova rinchiusa in una cella di sicurezza dell’ospedale Giovanni Paolo, di Bergamo. A breve per lei potranno aprirsi le porte della casa circondariale.