Sentenza Mustafa Zeeshan

Mustafa Zeeshan, uccide la moglie incinta di 8 mesi e poi chiama il 112 e non riesce a parlare

Mustafa Zeeshan è accusato di omicidio volontario e interruzione consensuale di gravidanza. Ha ucciso la moglie Fatima incinta di 8 mesi

La vicenda risale al 2020, ma durante l’udienza è emersa una telefonata al 112 della durata di 2 minuti. Mustafa Zeeshan piangeva e non riusciva a parlare. L’uomo aveva appena ucciso sua moglie e, prima di chiamare i soccorsi, aveva aspettato diverse ore accanto al cadavere di Fatima.

Sentenza Mustafa Zeeshan

La tragedia è accaduta a Versciaco, in Val Pusteria (Alto Adige), il 20 gennaio del 2020. Dopo averla picchiata a morte e averla soffocata, Mustafa Zeeshan ha aspettato diverse ore prima di decidere di prendere il telefono e chiamare le forze dell’ordine. Quella chiamata, durante la quale non ha detto una parola, non è stata considerata una richiesta di soccorso.

L’uomo è accusato di omicidio volontario aggravato e di interruzione consensuale della gravidanza. La moglie Fatima era incinta di 8 mesi.

L’omicidio di Fatima, uccisa dal marito Mustafa Zeeshan

Mustafa Zeeshan lavorava in una pizzeria del posto e fino al giorno precedente all’omicidio, si era recato regolarmente a lavoro. Non è ancora chiaro il motivo per il quale abbia deciso di compiere un gesto così atroce.

Sentenza Mustafa Zeeshan

L’autopsia effettuata sul cadavere di Fatima, ha stabilito che la donna è morta per soffocamento, insieme al bimbo che portava in grembo. Il marito l’ha prima picchiata, provocandole lesioni sul corpo e poi l’ha soffocata.

Sentenza Mustafa Zeeshan

Dopo la chiamata al 112, gli agenti sono riusciti a localizzare la posizione dell’omicida ed hanno richiesto l’immediato intervento di un’ambulanza. Purtroppo, al loro arrivo, gli operatori sanitari non hanno potuto fare nulla. Fatima era già morta da diverse ore.

Durante l’udienza, è stata ascoltata la chiamata al 112 fatta dall’assassino e le successive, durante le quali l’uomo non ha detto nemmeno una parola. Una richiesta effettuata dalla difesa, che spera di dimostrare come l’assistito abbia reagito emotivamente all’omicidio, non riuscendo a parlare per via del pianto e il fatto che dopo aver ucciso la moglie, non sia fuggito. L’intento è probabilmente quello di ottenere una riduzione di pena.

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