Il racconto del cugino di Saman Abbas

Saman Abbas: emersa anche un’intercettazione della madre

Agli atti del processo, anche una telefonata tra la madre e il fratello di Saman Abbas, avvenuta nel mese di agosto del 2021

Dopo il racconto del cugino al compagno di cella e la telefonata del padre, è emersa anche un’intercettazione di Nazia Shaheen, madre di Saman Abbas.

Il racconto del cugino di Saman Abbas

Noi siamo morti sul posto.

Queste le parole della donna pakistana durante una telefonata con il figlio, avvenuta nell’agosto del 2021.

Le indagini delle forze dell’ordine hanno portato all’accusa di 5 familiari della 18enne scomparsa, i due genitori, due cugini e lo zio Danish Hasnain. Quest’ultimo sarebbe colui che avrebbe compiuto il delitto della nipote, dopo che Nazia e Shabbar l’avrebbero consegnata nelle sue mani, nelle campagne poco distanti dall’abitazione di famiglia. Il corpo senza vita di Saman Abbas non è mai stato ritrovato.

Il racconto del cugino di Saman Abbas

La mattina dopo i fatti, il figlio minore e fratello di Saman, telefona all’utenza pakistana usata dai genitori, fuggiti nel loro paese e che ancora oggi risultano latitanti.

La conversazione tra il fratello e la madre di Saman Abbas

Il ragazzo è arrabbiato e incolpa uno dei suoi cugini e lo zio Danish, ma la madre Nazia cerca di calmarlo.

Davanti a te a casa… noi siamo morti sul posto, per questo tuo padre è a letto e anche la madre a letto (riferendosi a se stessa). Anche di lei non è che non sai, da costretti è successo quello che è successo, anche tu lo sai, figlio mio non sei bambino, sei giovane anche e comprendi tutte le cose. Pensa a tutte le cose, i messaggi che ci facevi ascoltare la mattina presto, pensa a quei messaggi, pensa e poi dì se i tuoi genitori sono sbagliati.

Il racconto del cugino di Saman Abbas

Dalle indagini è emerso che è stato proprio il fratello di Saman a mostrare ai suoi genitori una foto di un bacio tra la sorella e il suo fidanzato. Un disonore che la famiglia non è riuscita a perdonare. In quella chiamata, si è detto pentito di averlo fatto. Si tratterebbe di una foto scattata per le strade di Bologna e condivisa sui social network.

Oggi il ragazzo è affidato ad una comunità protetta ed è il testimone chiave del delitto.