Le dichiarazioni di Giovanni Padovani

“La uccido perché lei mi ha ucciso moralmente”, gli appunti di Giovanni Padovani su Alessandra Matteuzzi

Scriveva le sue intenzioni sulle note sul suo cellulare: "La uccido, vado in prigione". Le parole di Giovanni Padovani scoperte dalla Procura

Nuovi elementi emersi sul delitto commesso da Giovanni Padovani, il calciatore 27enne che lo scorso agosto ha tolto la vita alla sua ex Alessandra Matteuzzi, sotto la sua abitazione a Bologna.

Le dichiarazioni di Giovanni Padovani

Il perito informatico, incaricato dalla procura, ha visionato lo smartphone dell’uomo, con lo scopo di scoprire i comportamenti nei confronti della donna, prima di quell’indimenticabile giorno. Giovanni Padovani aveva premeditato il suo gesto, lo aveva scritto anche su diverse note nel suo cellulare:

La uccido. Vado in prigione. La uccido perché lei mi ha ucciso moralmente.

Il calciatore era diventato geloso della sua compagna, la seguiva e la spiava, pretendeva di sapere sempre dove si trovasse e con chi, attraverso video chiamate.

dichiarazioni Giovanni Padovani

Si presentava sotto la sua casa senza preavviso. Così, Alessandra Matteuzzi aveva deciso di lasciarlo. Da quel momento, i comportamenti del 27enne sono peggiorati, portando la donna a denunciarlo nel mese di luglio. Una denuncia per stalking che però non ha portato a nulla.

Padovani si era presentato sotto casa sua e le aveva staccato la luce, così da costringerla a scendere ai contatori e sorprenderla. Un’altra volta le aveva tagliato le gomme dell’auto e messo lo zucchero nel serbatoio.

Alessandra era preoccupata e lo aveva raccontato anche alla sorella. Quel giorno, è tornata a casa per dare da mangiare al cane, mentre parlava con lei al cellulare. Era convinta che l’ex si trovasse in Sicilia con la squadra di calcio. Ma invece Giovanni Padovani la stava aspettando sotto la sua casa, armato di martello. Aveva pianificato ogni sua mossa.

Giovanni Padovani gip

Si è accanito su di lei con calci e pugni, poi con il martello, colpendola alla testa, al torace e agli arti. Alla fine, ha continuato ad inveire con una panchina di ferro battuto che si trovava sotto l’abitazione.

La sorella ha sentito le grida per telefono e ha subito allarmato i soccorsi e le forze dell’ordine. Anche i vicini, allarmati dalle strazianti urla, sono scesi e hanno provato a fermare l’uomo. Padovani si era convinto che la donna lo tradisse con un altro uomo. Dopo il delitto, è rimasto ad attendere gli agenti e si è fatto arrestare.