Morte del piccolo Alex Juhasz

Le parole del padre del piccolo Alex dopo l’omicidio

Le parole del padre del piccolo Alex, il bambino morto in provincia di Perugia: "Poteva essere salvato, era nota a tutti la questione"

Dopo la morte del piccolo Alex, il bimbo portato dentro un supermercato Lidl in provincia di Perugia da sua madre, ha deciso di intervenire il suo papà biologico. L’uomo quel giorno ha ricevuto delle foto della sua ex coniuge, che ritraevano il loro bambino ferito. I due erano in causa per l’affidamento. Lei si trovava qui in Italia con il figlio di due anni e lui in Ungheria.

Alex, il bimbo morto a Perugia

Alex era un bambino intelligente, sveglio e pieno di vita. Lo volevo accanto. Non potrò mai perdonare sua madre per quello che ha fatto.

Queste le parole di Norbert Juhàsz durante un’intervista.

Gli inquirenti credono che Erzsebet Katalin Bradacs sia fuggita dal suo paese e sia arrivata di nascosto in Italia, per evitare le cause per l’affidamento.

L’uomo ha scoperto cosa era accaduto al suo bambino di soli due anni, dopo aver guardato delle macabre immagini arrivate sul suo cellulare. Forse quello della donna è stato un gesto di vendetta, anche se davanti agli inquirenti si è professata innocente e si è poi avvalsa della facoltà di non rispondere. Attualmente si trova in carcere.

Arrestata la madre del piccolo Alex Juhasz
Credit: pixabay.com

Poco prima delle 15:00, il cellulare del padre ha squillato e insieme alle foto di suo figlio, poche parole: “Nessuno lo avrà”.

Il messaggio era destinato a suo figlio più grande, un ragazzo di 18 anni che vive qui avuto da una precedente relazione. L’adolescente l’ha poi inoltrata a me. Speravo che quella foto fosse falsa e sono andato subito dalla polizia, invece lo aveva fatto davvero.

L’uomo ha anche raccontato che la sua ex aveva già minacciato di dare fuoco al bambino e che lui stesso aveva cercato di farle togliere la custodia.

Arrestata la madre del piccolo Alex Juhasz
Credit: pixabay.com

Tutti vedevano come non fosse assolutamente adatta a crescere un figlio ma non le è stato tolto. Nessuno ha fatto nulla.

Era nota a tutti la questione. La madre aveva già dato segni di squilibrio davanti ai rappresentati degli uffici di tutela: si era percossa la pancia durante la gravidanza, si era mostrata violenta nei confronti del bimbo e di qualunque essere vivente. Aveva afferrato il gattino di sua nonna davanti agli assistenti della protezione infanti e lo aveva lanciato contro il muro. Quando doveva nutrire il piccolo, sosteneva di non essere nelle condizioni psicologiche per farlo.

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