Ipotiroidismo, segni e sintomi: cosa bisogna sapere

Gli ormoni tiroidei sono molto importanti sotto diversi campi, perciò l'ipotiroidismo, ossia l'insufficienza di questi ormoni, ha dei segni e sintomi ben precisi da non sottovalutare

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Quando si parla di ipotiroidismo, si parla di una sindrome ben precisa dovuta alla carenza di produzione di ormoni tiroidei da parte dell’organismo. Essendo, perciò, una patologia, ha dei segni e dei sintomi ben precisi. Ma perché parlare di ipotiroidismo? Il motivo è semplice: è una patologia molto comunque e frequente in persone di tutte le età. Come ogni sindrome, ha dei risvolti negativi sull’organismo che è necessario conoscere e tenere sotto controllo. Bisogna, quindi, analizzare passo per passo ogni parte di questa condizione.

Le cause dell’ipotiroidismo

È stato quindi detto che l’ipotiroidismo è una condizione fisiologica causata da una disfunzione ormonale. Gli ormoni sono un elemento molto importante nella corretta gestione e regolazione del nostro organismo. Viene da sé che, se gli ormoni non sono nelle giuste quantità, si creano delle situazioni di malfunzionamento.

Ormoni della tiroide

Ogni problematica ha, ovviamente, una sua definizione, in base anche a tipo di ormone di cui si sta parlando. Per quanto riguarda gli ormoni tiroidei, questi sono, come si può ben dedurre, prodotti dalla tiroide, una ghiandola situata nella zona inferiore del collo che agiscono su diversi livelli. Sono sicuramente tra i più importanti del nostro organismo e vengono identificati con il nome di T3 e T4.

Come detto in precedenza, l’ipotiroidismo è causato dall’insufficienza di ormoni tiroidei, ma le cause possono essere diverse e moltissime. Esiste anche, per opposto, l’ipertiroidismo, che è invece causato da una esagerata produzione di ormoni tiroidei. Le cause possono essere di tipo congenito, quindi non causate da fattori esterni, oppure per cause create da elementi fuori dall’organismo umano.

Per quanto riguarda cause naturali, si può parlare di ipotiroidismo congenito quando fin dalla nascita si ha un malfunzionamento della tiroide, che non riesce di suo a produrre abbastanza ormoni tiroidei. Questo, però, parte ben più sopra della tiroide.

Questa ghiandola, infatti, è stimolata da un’altra ghiandola che si trova a livello del sistema nervoso centrale, strettamente connessa all’ipotalamo: l’ipofisi. Quando l’ipofisi non funziona correttamente, quindi non produce il giusto quantitativo di ormone ipofisario (TSH), si trovano dei malfunzionamenti a livello della produzione ormonale della tiroide e non solo.

Altre motivazioni fisiologiche possono essere, per esempio, legate alla gravidanza o alla carenza di iodio. Per quanto riguarda ancora fattori interni all’organismo, possiamo trovare un’altra motivazione in persone affette da un’ulteriore malattia. Queste tipologie di malattie vengono identificate come autoimmuni, proprio perché riguardano il sistema immunitario che non funziona nel modo corretto, causando degli squilibri. Un esempio, per quanto riguarda quelle malattie che hanno ripercussioni sulla produzione tiroidea, è la tiroidite di Hashimoto o tiroidite cronica autoimmune, che causa proprio un’infiammazione della ghiandola tiroide.

Altre cause possono essere di natura esterna all’organismo e, anche qui, sono diverse. Prima tra tutte è una causa diretta: rimozione chirurgica della tiroide. La rimozione chirurgica di questa ghiandola è spesso resa necessaria quando ci sono patologie gravi ad essa legate. Un esempio può essere un tumore che si lega a questo organo, potenzialmente letale. Ovviamente, però, quando si tocca qualcosa dell’organismo, soprattutto se si toglie, ci sono delle conseguenze. Sta di fatto, però, che la scienza progredisce e va avanti, perciò sono state sviluppate tecniche meno invasive che prevedono un’operazione chirurgica alla tiroide senza nemmeno un taglio.

Tra questi possiamo vedere la nascita di una forma di ipotiroidismo: se non c’è la tiroide non si possono secernere in modo giusto e in quantità giusto gli ormoni T3 e T4. Un’altra causa potrebbe essere la terapia con iodio radioattivo. Questo genere di terapia sfrutta la capacità delle cellule tiroidee di captare lo iodio. Consiste nella somministrazione di un isotopo radioattivo, lo iodio 131, in quantità molto ridotte che, nella maggioranza dei casi, non comportano alcun effetto collaterale. Ovviamente, come in tutte le cose, ci sono delle eccezioni e potrebbe avere l’effetto opposto a quello desiderato.

Ultima causa esterna, ma non da sottovalutare, è l’assunzione di alcuni farmaci utilizzati per curare altre patologie. Alcuni esempi potrebbero essere l’amiodarone, utilizzato per curare le aritmie cardiache, oppure il litio, che è presente in alcuni farmaci che aiutano contro problemi psichiatrici.

I segni e i sintomi dell’ipotiroidismo

Essendo una una disfunzione ormonale, gli effetti di un ipotiroidismo sono quasi sempre abbastanza visibili. Variano a seconda dell’età dell’insorgenza della problematica, dalla durata di questo problema e anche dal quantitativo di ormone mancate, di conseguenza dalla gravità della patologia.

Problemi tiroidei

Questi sono i segnali di uno squilibrio ormonale più comuni e più indicativi di ipotiroidismo che dovrebbero far suonare qualche campanellino d’allarme:

  • Stanchezza e sonno eccessivo
  • Eccessiva sensibilità al freddo
  • Costipazione
  • Secchezza e pallore della pelle
  • Gonfiore al volto e alle palpebre
  • Voce rauca
  • Debolezza e crampi muscolari
  • Elevati livelli di colesterolo nel sangue
  • Periodi mestruali irregolari o più abbondanti del solito
  • Capelli assottigliati e fragili
  • Depressione
  • Problemi di memoria, eloquio lento
  • Rallentamento della frequenza cardiaca
  • Mixedema

Per capire bene perché questi sono gli effetti di una malattia apparentemente interiore, bisogna capire bene qual è il ruolo degli ormoni a livello dell’organismo umano. Gli ormoni sono generalmente indicati come dei regolatori di diverse attività. Si tratta, letteralmente, di messaggeri chimici che riescono a far comunicare le cellule con il Sistema Nervoso Centrale. Regolano, di conseguenza, tantissime attività del nostro organismo.

Viene da sé comprendere come la gestione di tante attività dell’organismo vengano compromesse a causa di disfunzioni ormonali. Per esempio, la stanchezza e il sonno eccessivo possono tranquillamente essere causati dal malfunzionamento della tiroide, proprio per la mancanza si ormoni.

Molto particolare è il mixedema. Il mixedema è causato dall’accumulo sottocutaneo di alcune glicoproteine a causa di un ridotto smaltimento di quest’ultime. Si manifesta, di conseguenza, con rigonfiamenti sottocutanei a livello non solo di cute, ma anche nei muscoli e, in casi molto avanzati, anche a livello cardiaco. Si tratta di una condizione patologica riscontrabile in livelli ti ipotiroidismo molto avanzati, che genera non poche problematiche. Questo problema contribuisce anche allo sviluppo di debolezza e crampi muscolari, nonché di problemi cardiaci, come il rallentamento della frequenza cardiaca.

Essendo una condizione per nulla conveniente all’organismo, se non trattata potrebbe avere dei riscontri davvero negativi per il fisico. In casi di ipotiroidismo avanzato, non trattato, si potrebbe andare incontro ad un coma mixedematoso, situazione per nulla da sottovalutare.

Come diagnosticare l’ipotiroidismo

Per diagnosi si intende l’individuazione del problema, dopo aver seguito un processo diagnostico ben preciso. Per quanto riguarda quest’ultimo,  è diviso in diverse fasi e tappe, che portano alla conclusione, la diagnosi.

Ecografia alla tiroide

Innanzitutto, bisogna fare un’accurata ricerca nella storia clinica del paziente: vedere se ha mai avuto disfunzioni ormonali, se ci sono precedenti in famiglia o se ha mai accusato sintomi simili a questi. Dopodiché si passa ad esami clinici, che prevedono l’analisi del sangue. Si tratta di esami ematochimici mirati, che vanno ad analizzare nello specifico i livelli ormonali nel sangue: quindi la presenza di TSH, FT4 ed FT3, anticorpi anti Tireoglobulina e anti Tireoperossidasi.

Dopo aver completato il processo di diagnosi, quindi dopo essere arrivati ad una presunta diagnosi di disfunzione tiroidea, si può procedere con esami ancora più precisi. Si tratta, in particolare, di un’ecografia tiroidea. L’ecografia è una procedura particolare di diagnostica medica, utilizzata in diversi campi. Nello specifico si tratta di una procedura che non prevede l’utilizzo di radiazioni ionizzanti, ma che invece si basa sull’utilizzo di ultrasuoni. Il principio di messo in campo si basa principalmente sull’emissione di eco e della trasmissione delle onde ultrasonore.

Questa procedura fornisce informazioni ed immagini dettagliate della ghiandola tiroide e sulla presenza o meno di complicanze. Queste complicanza possono essere, per esempio, la presenza di noduli tiroidei.

La terapia utilizzata contro l’ipotiroidismo

Come ogni patologia, per questa disfunzione della tiroide possono essere praticate delle terapie. Le terapie in questione si basano sull’assunzione di diversi farmaci che riescano a supplire alla mancanza di ormoni, sostituendoli loro stessi.

Pasticche

La principale molecola utilizzata in questi casi è la tiroxina, solitamente assunta attraverso levotiroxina. Importantissimo ed essenziale è che il farmaco sia assunto in dosaggio adeguato. In questo caso, si può pensare di ritornare a livelli di produzione ormonale adeguati, quindi ad una condizione di eutiroidismo. Per essere sicuri che il dosaggio sia giusto e che la terapia funzioni, bisogna mantenere costanti i controlli attraverso esami ematochimici.

Solitamente, la somministrazione del farmaco regolatore deve essere costante e quotidiana per avere il giusto effetto. Infatti, quando si è sottoposti ad una terapia ormonale sostitutiva, come può essere l’assunzione quotidiana di tiroxina, bisogna essere molti ligi all’assunzione e non bisogna mai saltare delle dosi.

Per capire l’importanza di questo gesto, basti pensare che, assumendo questo farmaco, noi stiamo sostituendo o facendo il lavoro al posto della ghiandola aiutata. Di conseguenza, se si salta una dose è come se il nostro organismo, accidentalmente, avesse dimenticato di produrre gli ormoni quel giorno. Insomma, suona ridicolo se detto in questo modo, perché l’organismo funziona in modo perfetto. Per questo motivo c’è bisogno che l’assunzione sia cadenzata nel modo giusto, proprio come la cadenzerebbe il nostro organismo.

La dieta consigliata per chi soffre di ipotiroidismo

Come per ogni tipologia di stato fisico, un’alleata perfetta è sempre una corretta alimentazione. Come molti medici spesso affermano, tutto parte dalla tavola: se si sa nutrire bene il proprio organismo, lui ringrazierà sempre. Perciò, anche in questo caso, c’è una dieta consigliata per chi soffre di ipotiroidismo.

Sale da cucina

Partiamo con il dire che la medicina in generale dice che non esiste, di fatto, una dieta standard per chi soffre di ipotiroidismo, ma sicuramente possono esserci dei consigli in linea generale per una corretta alimentazione. Come si è forse dedotto da ciò che è stato detto prima, lo iodio gioca un ruolo essenziale nella gestione della produzione ormonale a livello tiroideo. Infatti, le carenze di iodio, a livello mondiale, sono tra le più comuni cause di ipotiroidismo. Non bisogna sottovalutare, però, il contro: un’assunzione troppo elevata di iodio, potrebbe far incorrere al problema inverso, ossia l’ipertiroidismo. Di prassi, però, lo iodio può aiutare contro le malattie alla tiroide.

Rimanendo legati a quanto detto fin’ora, prima di assumere elementi esterni, bisogna essere sicuri che l’organismo di fatto li richieda. Quindi, se l’ipotiroidismo non è di natura alimentare, quindi non è causato da una carenza di iodio, NON si devono assumere integratori che lo contengano perché, come detto in precedenza, potrebbero dare effetti spiacevoli o essere totalmente ininfluenti. Quindi, in qualsiasi caso, prima di assumere qualsiasi cosa, c’è bisogno di sentire un medico e decidere con lui qual è il piano di azione migliore.

Inoltre, l’ipotiroidismo causato dalla carenza di iodio, negli ultimi anni, risulta sempre di più in calo come casualità, in quanto lo iodio si trova in alimenti molto comune, come il sale da cucina. Di conseguenza, si può dedurre che l’integrazione di questo minerale più avvenire anche attraverso una dieta ricca di iodio, quindi con l’assunzione di alimenti come il pesce di mare, alghe marine, molluschi o sale marino integrato.

Ci sono, invece, degli alimenti che, se consumati in grandi quantità, possono dare degli effetti nefasti. Si tratta di alimenti come broccoli, cavolfiori, soia, semi di girasole che, se consumati specialmente crudi, possono aumentare il fabbisogno di iodio. Questi alimenti sono detti gozzigeni e, proprio per questa ragione, andrebbero consumati con moderazione, ma solo in caso di ipotiroidismo o carenza di iodio, non in condizioni fisiche normali.

Gli integratori, come detto in precedenza, possono essere molto utili quando ci sono problematiche di questo genere, dovute quindi a carenza di qualche sostanza. Infatti, il ruolo dell’integratore è quello di integrare, per l’appunto, ciò di cui l’organismo ha bisogno. Esistono degli integratori in particolare, chiamati tireostimolanti, che, proprio come suggerisce la parola, stimolano l’attività della tiroide. Per esempio, possono essere i guggulsteroni o la forskolina.

La medicina non ufficiale, inoltre, consiglia anche l’assunzione di olio di cocco, perché pare essere in grado di stimolare l’attività della ghiandola tiroidea.

Ruolo della dieta nella cura dell’ipotiroidismo

Una dieta o l’utilizzo di integratori, come si può facilmente pensare, non vanno in alcun modo a sostituire una terapia efficace, a base di farmaci mirati contro l’ipotiroidismo. Questo significa che l’assunzione di integratori o il mangiare determinati cibi, possono essere solo di supporto ad una cura, ma non una sostituzione. Tutto ciò che si deve fare, in questi casi, è seguire le indicazioni del medico curante che si occupa anche del percorso di diagnostica.

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