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Cappelli donna: quali sono, quando si indossano e come si abbinano

Cappelli donna: quali sono, quando e come si indossano, quale il loro ruolo attraverso la storia e i modelli più amati e diffusi nel tempo

Belli, intriganti e in grado di interpretare le mode, i copricapo hanno da sempre un fascino indiscutibile. In particolare per i cappelli da donna.

Accessori in grado di personalizzare un look valorizzandolo, arricchendo l’outfit in linea con i trend del momento.

Ma qual è il ruolo dei cappelli, come si indossano, cosa impone l’etichetta e qual è il loro percorso attraverso la storia. Scopriamolo insieme.

Cappelli donna, un po’ di storia

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Presenza indiscussa fino a qualche decade fa i cappelli per donna erano un elemento fisso dell’outfit giornaliero.

Non solo donne ma anche uomini alle prese con un copricapo, vero completamento perfetto del look.

Il passaggio all’interno della storia non è passato inosservato, le case di moda si sono sbizzarrite creando modelli sempre nuovi e particolari.

Fino a trasformare i cappelli da donna in veri emblemi della condizione sociale, indossati da nobildonne.

O anche da rappresentanti della classe agiata, simboli di galateo, ricchezza ed eleganza.

Ora i cappelli trovano spazio in tutti gli armadi senza distinzione sociale, ma assumono un ruolo specifico in alcune occasioni.

Che ne richiedono la presenza come parte integrante del look da sfoggiare, che sia un evento, una celebrazione, un party o un matrimonio.

Un tempo il cappello veniva utilizzato sia per ripararsi dal freddo ma anche per proteggere la chioma dalla sporcizia e dalla fuligine.

Era una presenza importante che serviva a proteggere l’onore delle fanciulle dagli sguardi maschili.

La chioma sciolta era sinonimo di seduzione e di fascino, ma da sempre ha trovato spazio sotto veli, copricapi, cuffie, cappucci e berretti.

Solo con l’avvento dell’anno 1400 il cappello fa la sua comparsa ufficiale grazie a Carlo VIII.

Ma è il 1700 l’anno deputato ad accogliere maggiore presenza di cappelli grazie a Luigi XV che ne sdoganò l’impiego anche sopra le parrucche.

Il copricapo femminile prese piede in modo parallelo grazie alla rivisitazione della più classica cuffia e dei veli del tempo.

Assumendo forme via via sempre più diverse grazie anche all’impiego di materiali differenti come la stoffa e la paglia.

La moda dell’epoca imponeva la necessità di coprire i capelli, la nuca e proteggere il viso dall’azione del sole.

In particolare la nuca che era considerata una zona erogena e quindi andava protetta da sguardi indiscreti.

Dalle mode castigate ai tempi moderni

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Solo nel secolo successivo il tessuto presente a coprire la parte iniziò a rimpicciolirsi, fino quasi a scomparire mostrando la nuca stessa.

I modelli più diffusi in quel periodo sono delle semplici cuffie che nei secoli si sono trasformati in cappellini da passeggio in paglia e stoffa.

Senza dimenticare gli eccessi alla francese grazie alla creazione di modelli eclettici con tanto di piume, impalcature e uccellini finti.

A inizio ‘800 si è passati attraverso una rinnovata sobrietà con cuffie Bonnet da alternare con cappellini in paglia e nastri.

In stile bucolico e romantico, un po’ da pastorella ma anche con qualche piccola rivisitazione con piume e decori.

Ma è la cuffia a primeggiare con quella sua struttura comoda impreziosita da nastri da legare sotto al mento.

Per poi cambiare forma fino a ridurre la stoffa necessaria per coprire la nuca e la stessa falda.

I cappelli da donna man mano perdono il ruolo di un tempo trasformandosi in accessori alla moda molto vezzosi.

Piccoli e affascinanti cavalcano i tempi e gli stili, aggiungendo o perdendo centimetri a seconda dell’epoca.

A fine ‘800 la moda impone le sue regole e crea modelli sempre differenti e particolari da sfoggiare in occasioni e vari momenti della giornata.

Abbracciando materiali e linee sempre differenti, e in alcuni casi ispirandosi alla moda maschile.

All’inizio del ‘900 si nota una crescita esponenziale di offerta e richiesta che permette la creazione di modelli particolarmente accattivanti.

Le aziende dedicate e le sartorie di pregio si sbizzarriscono producendo articoli originali, di forte impatto ed eleganti.

Ma con l’arrivo della guerra i cappelli perdono smalto divenendo quasi superflui, per poi cambiare forma solo negli anni ’60.

Divenendo appannaggio di una classe sociale elevata, o assumendo forme più modeste e povere per le classi meno agiate.

Cappelli e mondo femminile

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Come abbiamo visto il cappello ha sempre avuto un ruolo centrale all’interno del mondo femminile.

Prima come elemento sostitutivo del velo, accessorio castigato necessario per coprire i capelli e la nuca.

Parti da proteggere dalla sporcizia ma anche dagli sguardi indiscreti degli uomini, perché considerate zone sensuali.

Grazie alla moda e al trascorrere del tempo questi accessori hanno cambiato forma e utilizzo, divenendo elementi decorativi.

Cappelli donna sempre più intriganti, eclettici, rappresentativi di uno stile o di un mood particolare.

Come abbiamo scoperto un tempo cuffie, pagliette e cappellini a tesa corta spopolavano.

Passando per i mini copricapi con veletta, più eleganti e raffinati fino alla rinascita ufficiale negli anni ’60.

Oggi i capelli trovano spazio nelle occasioni più importanti come eventi, cerimonie ufficiali e anche matrimoni.

Ma sono parte attiva della moda quotidiana grazie a una scelta sempre più diversificata e particolare.

Cappelli donna: i modelli più diffusi

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  • Cappello sportivo o da baseball: è il classico copricapo per le occasioni informali e casual. Rimanda alla disciplina che gli conferisce il nome, con visiera anteriore e copertura del capo in cotone a forma di cupola.
  • Fedora: è un copricapo invernale in feltro con falde morbide e struttura conica. Rilanciato da una nota casa di moda prende il nome da un film dove l’attrice Sarah Bernhardt interpretava la principessa Fedora e indossava un cappello di questo tipo.
  • Basco: di origine francese è un copricapo morbido molto elegante realizzato in tessuto soffice, spesso lana o feltro. È noto anche come Beret.
  • Cocktail: è un must have per gli eventi mondani, per cerimonie e feste perché caratterizzato da una forma piccola, contenuta ma molto stravagante. La decorazione può contemplare piume, fiori, veletta e fiocchi.
  • Cuffia: un evergreen della stagione invernale, nota anche come Beanie o berretto è realizzato in panno o lana morbida.
  • A secchiello: o Bucket è un cappellino piccolo meglio noto come copricapo pescatore per quella fisionomia a secchiello perfetta per lo stile urbano.
  • Colbacco: molto noto e diffuso durante la stagione più fredda è un cappello che si sviluppa in verticale con due elementi laterali, l’interno è in pelliccia e assicura calore e protezione. Noto anche come trapper prende il nome  dal temine francese colback che deriva dal turco kalpak (copricapo di pelliccia). Il termine francese rimanda al cappello militare alto di pelliccia simile a quello utilizzato dai Granatieri di Sardegna. Più è grande maggiore è il suo fascino.
  • Bowler: è l’adorabile bombetta tanto amata e di foggia maschile, che trova spazio anche nel guardaroba femminile.
  • Fascinator: è un adorabile capellino di classe definito bon ton per quella sua forma così curiosa, a metà strada tra cerchietto e capello. I due elementi sono spesso collegati e permettono una posa stabile. Completano il tutto una serie di decorazioni estrose tra piume, fiocchi, perline e fiori.
  • Paglia: Boater o Paglietta è il classico cappellino elegante in paglia o in lana (versione invernale) con cupola piatta e falda larga.
  • Cloche: cappellino che rimanda agli anni ’20 e ’30 per quella forma a cupola o campana così raffinata. Un tempo molto diffuso in paglia intrecciata è ora riproposto in feltro morbido.
  • Homburg: noto anche come Lobbia è un cappello dal taglio maschile in feltro con infossatura centrale e tese larghe con orlo rialzato.
  • Pillbox: la forma spesso è contenuta ma stabile e rigida, di chiara matrice inglese è un copricapo elegante che trova posto anche nella famiglia reale. Noto anche come tamburello per la cupola piatta e la struttura simile allo strumento.
  • Visor: ricorda una coppola ma la forma è più allungata e la conformazione più rigida. Perfetto per l’urban style è un cappellino comodo e facile da indossare.
  • Le tipologie di cappelli donna sono tantissime e sono in grado di assecondare le mode del momento, ma non possiamo dimenticare di elencare il modello stile cowboy in puro stile da ranch, oppure il più classico Panama creato con fibre di palma nana. Ma anche il modello da investigatore, il Newsboy capo di foggia maschile tipico dei giornalisti americani di fine ‘800. Senza dimenticare una variante del Fedora a falde molto larghe a ricreare una campana, molto in voga negli anni ’60 tra le donne della classe più agiata.

Galateo e abbinamenti stilistici

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Secondo il galateo le rappresentati del mondo femminile devono poter indossare il cappello nelle occasioni importanti.

Sia durante i saluti ufficiali che nei luoghi al chiuso, ma da rimuovere se di formato maxi oppure durante i pasti o mentre si è sedute.

Fanno eccezione i cappellini piccoli e dal formato contenuto. Ovviamente i cappelli donna dovranno sfoggiare una dimensione in linea con la situazione.

Ogni evento richiede un cappello specifico, ad esempio durante un matrimonio non dovrà mai presenziare se non espressamente richiesto dagli sposi.

Oppure se l’evento si svolge all’aperto durante una mattinata estiva e solo se indossato anche dalla madre della sposa.

Il cappello si può sfoggiare in chiesa ma va rimosso al cinema o a teatro, oppure durante le cene, se non parte integrante del look. Come già anticipato.

In ogni caso il galateo ne impone la rimozione dopo il tramonto ed è bene che la scelta cromatica dello stesso si distanzi dai toni scuri.

In particolare durante i matrimoni, o che risulti dello stesso colore dell’abito. Meglio creare una sorta di contrasto cromatico.

I cappelli donna devono possedere un formato consono al viso e alla situazione, mai di foggia eccessiva e di dimensione esagerata.

Fanno eccezione le donne inglesi durante la cerimonia della stagione ippica di Ascot. Festa importante e glamour con la famiglia reale protagonista.

In questo caso è d’obbligo lo sfoggio di stranezze in fatto di look e cappelli, sempre più particolari e originali.

Vere e proprie creazioni architettoniche affidate agli stilisti di grido, necessarie per primeggiare e uscire dall’anonimato.

Ma se la regola impone il divieto del total look cromatico per le signore, la Regina Elisabetta II può considerarsi sopra le parti.

A lei viene permesso di scegliere look sempre sgargianti ed esagerati dal punto di vista cromatico.

Dove abito, scarpe, borsa e cappello sono uniformati da un unica tonalità.

Una scelta di certo non lasciata al caso ma studiata nel dettaglio, i colori rappresentano un messaggio preciso, cappellini compresi.

Non solo lo stato d’animo ma anche la possibilità di distinguersi dal resto dei presenti.

Cappello come segno distintivo

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Ma se non si ha la fortuna di sedere sul trono come la Regina Elisabetta II comunque esiste la possibilità di spiccare.

Magari tra la folla in una giornata invernale, grazie a un cappello dalla foggia originale e singolare.

In grado di rappresentare l’umore e la voglia di emergere tra la nebbia. I cappelli donna nel tempo hanno perso quel ruolo istituzionale di un tempo.

Abbandonando anche la necessità di coprire e mascherare parti del corpo ma, al contrario, valorizzando il viso e il look.

Si sono trasformati in elementi fondamentali dell’abbigliamento quotidiano, parte integrante dell’outfit.

Sia per proteggere e coprire la testa dall’azione del vento, del freddo o del sole. Ma anche come completamento stilistico da abbinare a scarpe, borsa e dettagli.

Trovando spazio anche sulle passerelle di moda più importanti grazie alle continue rivisitazione imposte dagli stilisti.

Alcune case di moda sono specializzate nella realizzazione di cappelli tanto da trasformarsi in vere icone di stile.

Ma il cappello riesce a trasformarsi in linguaggio grazie alla sua presenza, in simbolo e in appartenenza.

Non solo come elemento di bon ton ma come parte attiva di una cultura, sia nel mondo occidentale che in quello orientale.

Un linguaggio che ha attraversato la storia assumendo significati differenti, un esempio sono i cappelli indossati dagli schiavi come emblema di libertà.

Una comunicazione riproposta anche durante la Rivoluzione francese, i capelli come simbolo di conquista contro l’oppressione.

Ma anche durante la guerra e la prigionia, dove i cappelli a strisce simboleggiavano la reclusione.

I cappelli oggi sono sinonimo di comodità e moda, permettono protezione ma anche visibilità.

Possono celare lo sguardo di chi non ama il contatto o, al contempo, sottolineare la presenza di chi vuole emergere tra la folla.

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